A passeggio tra l’arte: mostre e musei – I

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FORTUNATO DEPERO E GILBERT CLAVEL, UN INCONTRO NEL SEGNO DELLA SPERIMENTAZIONE

 

Nel secondo decennio del Novecento a Capri e Anacapri fiorì una colonia artistica denominata Artopoli, frequentata attivamente da Filippo Tommaso Marinetti, Benedetta Cappa, Enrico Prampolini, Francesco Cangiullo, Julius Evola e per un breve periodo anche da Pablo Picasso e Jean Cocteau, senza dimenticare Michele Semenov, Sergej Djaghilev e il ballerino Léonide Massine.
Un apporto fondamentale a questa comunità di eclettiche menti fu fornito dallo studioso svizzero Gilbert Clavel e dal futurista italiano Fortunato Depero. I due si incontrarono a Roma nel 1917. Da questo primo contatto nacque un’amicizia fraterna testimoniata da lettere, ritratti, documenti, che li vide insieme impegnati in numerosi progetti innovativi.

Centrale risulta il rapporto di Depero con la Torre Fornillo, un suggestivo edificio di proprietà di Clavel, luogo di arte, poesia e sperimentazione.
Una mostra intitolata Fortunato Depero e Gilbert Clavel. Futurismo = Sperimentazione. Artopoli, accolta fino al 7 aprile al m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera), analizza il rapporto di collaborazione tra i due attraverso oltre duecento opere tra bozzetti, studi, schizzi, dipinti e marionette di legno, arazzi, una maquette, fotografie vintage e lettere (alcune delle quali inedite) che evidenziano l’intensa relazione fra la concezione estetica dell’artista poliglotta e viaggiatore instancabile Clavel e l’opera di Depero.

Dagli studi per costumi e scenografie realizzati per Le chant du rossignol con musiche di Igor Stravinskij e commissionati da Sergej Djaghilev, le vite di Fortunato Depero e Gilbert Clavel si intrecciano ulteriormente: l’eclettico studioso svizzero incarica l’artista di ideare le illustrazioni per la novella Un istituto per suicidi. Nel 1917 la loro fruttuosa collaborazione determinerà la nascita dei Balli Plastici, che vedono la partecipazione di alcuni noti musicisti dell’epoca, come Alfredo Casella, Gerald Tyrwhitt, Francesco Malipiero e Bela Bartòk (che firmò con lo pseudonimo di Chemenov).

L’esposizione è stata organizzata in sinergia con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, con cui è stato stipulato un accordo di collaborazione, con l’Archivio di Stato di Basilea e con importanti collezioni private.

Fino al 7 aprile 2024

Dove: M.A.X. Museo di Chiasso

Info: https://www.centroculturalechiasso.ch/m_a_x_museo/fortunato-depero-e-gilbert-clavel-futurismo-sperimentazione-artopoli/

 

 

 

 

 

 

ANOMALO FERRARESE

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Achille, Virgilio, Socrate. Tre nomi che da soli raccontano una storia, tre nomi che in qualche modo ne hanno plasmato il destino. Uomo colto, magico per sensibilità, sicuramente più interessato alla forma e al colore, che ad astratti concetti di movimento e modernità, Achille Funi era – secondo l’amico Umberto Boccioni che gli dedicò una monografia nel 1916 – “il pittore più solido, più sincero, l’unico preoccupato di dare, attraverso pure forme e puri colori, una emozione plastica”.

Achille Funi fu anche futurista – moderato si dice, ma forse sarebbe più giusto definirlo “futurista un po’ a modo suo”. Si interessò sin dal 1911 alle necessità espressive dei tempi moderni – anche se era più incuriosito dalle forme che dal movimento e infatti gli studiosi parlano di suo “cubofuturismo” – e aderì nell’inverno del 1913 al gruppo artistico “Nuove Tendenze” promosso dal critico e artista Ugo Nebbia che ebbe come esito una strampalata, imperfettissima mostra “abbastanza avanguardista” in cui Funi espose nove opere assieme ad altri otto artisti, i pittori Dudreville, Erba, Nizzoli e Bisi-Fabbri, lo scultore Giovanni Possamai, la decoratrice di tessuti Alma Fidora e gli architetti Chiattone Sant’Elia.

Fino al 25 febbraio 2024

Dove: Palazzo dei Diamanti di Ferrara

Info: https://www.palazzodiamanti.it/mostre/achille-funi-un-maestro-del-novecento-tra-storia-e-mito/

 

 

 

TORINO CAPITALE DEL LIBERTY

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L’affermarsi del Liberty a Torino rappresentò il fulcro di una storia che travolse ogni aspetto della vita e della società, definendo un’esperienza architettonica e artistica che dalla capitale sabauda si sarebbe estesa al mondo.
Fino al 10 giugno a Palazzo Madama la mostra Liberty. Torino Capitale, a cura di Palazzo Madama e della SIAT – Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, con la collaborazione di MondoMostre, racconta, attraverso un centinaio di opere, il ruolo fondamentale della città piemontese nell’affermarsi di quest’arte.
I lavori, distribuiti in cinque sezioni, consentono di cogliere, in modo del tutto inedito, ogni aspetto delle manifestazioni artistiche del Liberty, accompagnando il visitatore tra i meccanismi della creazione architettonica ed estetica, consentendogli di assistere alla nascita delle opere, dall’architettura al design d’interni, dagli oggetti d’uso ai testi letterari.

Nel quarantennio della cosiddetta Belle Époque, caratterizzata da una sconfinata fiducia nel progresso, un mondo senza più confini trova la sua espressione in un movimento artistico-filosofico che connette ogni cosa con linee dolci e sinuose che si intrecciano in maniera armonica. Questo stile trova in Torino la sua capitale e la propria cassa di risonanza nel Parco del Valentino, protagonista dei nuovi valori della nazione e del progresso, cornice ideale per valorizzare la produzione italiana in campo industriale, agricolo, artistico.

Fino al 10 giugno 2024

Dove: Palazzo Madama – Torino

Info: https://www.palazzomadamatorino.it/it/evento/liberty-torino-capitale/#:~:text=Palazzo%20Madama%20%E2%80%93%20Museo%20Civico%20d,con%20la%20collaborazione%20di%20MondoMostre.

 

GUERCINO NELLO STUDIO

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“Gran disegnatore e felicissimo coloritore”, secondo la felice definizione del caposcuola della pittura bolognese Ludovico Carracci, il Guercino, al secolo Giovanni Francesco Barbieri, apre prospettive di grande interesse nel panorama artistico del Seicento, infondendo alla componente figurativa naturalistico-classicista una intensa forza espressiva che ne fa un autore internazionale di straordinaria modernità, interprete di un sentimento religioso sincero e umile, segnato da un’attenzione peculiare per la dimensione umana.
La Pinacoteca Nazionale di Bologna, che conserva un nucleo di opere di grande rilievo del maestro centese, gli dedica l’esposizione “Guercino nello studio”. Curata da Barbara Ghelfi, Raffaella Morselli e dallo staff del museo, la mostra è incentrata sulla figura dell’artista e sulla complessa trama di relazioni che lo legarono ai suoi collaboratori e alla clientela, indagate anche alla luce di inedite testimonianze d’archivio.
L’esposizione è il contributo della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad un progetto promosso assieme al Comune di Bologna, alla Città Metropolitana di Bologna, al Comune di Cento, alla Regione Emilia- Romagna e a Bologna Welcome, e articolato in una serie di itinerari e appuntamenti, con lo scopo di promuovere e consolidare un’offerta culturale e turistica permanente attorno al patrimonio del Guercino presente in regione. L’occasione da cui è nato questo ambizioso programma è stata la prossima e attesa riapertura nel novembre del 2023 della Pinacoteca Civica di Cento, un museo intitolato al maestro, di cui conserva importanti capolavori nella città che gli ha dato i natali.

“Inoltre – afferma la direttrice Maria Luisa Pacelli – questo progetto espositivo è anche l’occasione e lo strumento per proseguire il lavoro di studio e approfondimento del patrimonio della Pinacoteca finalizzato a un aggiornamento complessivo dei suoi percorsi espositivi permanenti, Il programma d’interventi, avviato con la rassegna sul Rinascimento nel 2022, interesserà per fasi le diverse sezioni del museo. In questo caso, la mostra si inserisce senza soluzione di continuità nel racconto della grandiosa stagione del Seicento felsineo, in particolare nelle sale dedicate al Barocco, il cui allestimento verrà completamente rinnovato al termine dell’iniziativa.”

 

Fino all’11 febbraio 2024

Dove: Pinacoteca Nazionale di Bologna

Info: pinacotecabologna.beniculturali.it

 

 

 

BEATO ANGELICO. STORIE DELL’INFANZIA DI CRISTO. ANTA DELL’ARMADIO DEGLI ARGENTI, DAL MUSEO DI SAN MARCO DI FIRENZE

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Una delle più complesse e affascinanti opere di Fra Giovanni da Fiesole, meglio noto come il Beato Angelico (Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455) sarà il Capolavoro per Milano 2023iniziativa giunta alla sua 15^ edizione.

Si tratta di una delle ante dell’Armadio degli Argenti, così chiamato in quanto i trentasei scomparti che lo componevano erano in origine gli sportelli esterni dell’armadio ligneo che custodiva le offerte votive destinate all’immagine miracolosa della Vergine nella chiesa fiorentina della SS. Annunziata, ancor oggi tra le più venerate a Firenze.
 
Commissionata nel 1448 da Piero Cosimo de’ Medici, la tavola (123×123 cm), dipinta tra il 1450 e il 1452, periodo che vede il Beato Angelico al culmine della sua carriera, presenta una ricchissima sequenza narrativa, una vera e propria Bibbia illustrata, in cui tutti gli episodi sono inquadrati, in alto, da un cartiglio con una profezia del Vecchio Testamento e, in basso, dalla citazione del Vangelo corrispondente.
 
In questo ciclo pittorico in miniatura, dalle atmosfere intrise di luce e dai colori smaglianti caratteristici dell’Angelico, spiccano la delicata Annunciazione, uno dei temi prediletti del pittore in cui il dialogo fra l’Angelo dalle ali variopinte e la Vergine in umile preghiera avviene in un loggiato umanistico, l’intima e intensa Natività, con uno straordinario effetto di luce artificiale, e la Circoncisione, ambientata in un tempio che rivela anche l’aggiornamento del pittore sulle novità architettoniche del tempo.

 

Fino al 28 gennaio 2024

Dove: Museo Diocesano – Milano

Info: chiostrisanteustorgio.it

 

 

RODIN E LA DANZA

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La mostra è resa possibile grazie alla collaborazione con il Museo Rodin di Parigi da cui provengono 53 opere; racconta attraverso un progetto espositivo inedito e originale il fascino e il fortissimo imprinting creativo che la danza ebbe sul genio artistico di Auguste Rodin. Un circolo virtuoso in cui, da un lato la danza fu musa ispiratrice per l’artista nei primi del Novecento, dall’altro la danza contemporanea trova ancora oggi ispirazione dall’artista attraverso le sue opere ‘danzanti’, uniche e così attuali.

Avvalendosi della preziosa collaborazione del Museo Rodin, esponiamo in serie per la prima volta in Italia quindici statuine di danzatrici dedicate dall’artista francese a “Movimenti di danza”. Quattordici provengono infatti dal museo parigino, e a questo nucleo, in occasione della mostra, verrà affiancata una quindicesima statuetta, conservata presso la GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

La mostra diventa un’occasione per fare un viaggio straordinario nel mondo della danza attraverso una selezione video riferita alla coreografia contemporanea e ad artisti coreografi che hanno tratto ispirazione da Rodin per le loro rappresentazioni. Il dialogo continuo tra le sculture di Rodin e l’apparato multimediale e digitale, insieme all’allestimento immersivo, creano un costante gioco di rimandi visivo e simbolico.

Le tre sezioni di mostra, attraverso un complesso e accurato lavoro a sei mani, sono curate rispettivamente da Aude Chevalier, assistente conservatrice del dipartimento di sculture del Museo Rodin, Cristiana Natali, docente di Antropologia dell’Asia meridionale, Antropologia della danza e Metodologie della ricerca etnografica presso l’Università di Bologna ed Elena Cervellati, professoressa associata di Storia della danza e Teorie e pratiche della danza presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna.

 

Fino al 10 marzo 2024

Dove: Mudec – Museo delle Culture – Milano

Info: www.mudec.it

 

ALPHONSE MUCHA. LA SEDUZIONE DELL’ART NOUVEAU

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La prima mostra a Firenze dedicata ad Alphonse Mucha, il più importante artista ceco, padre dell’Art Nouveau e creatore di immagini iconiche.

Alphonse Mucha nasce a Ivancice, nella Repubblica Ceca, nel 1860. 
Fervente patriota e sostenitore della libertà politica dei popoli slavi, si dedica all’arte e nel 1887 si trasferisce a Parigi dove affina le sue arti e incontra la donna che cambierà per sempre la sua vita, Sarah Bernhardt, l’attrice più bella e famosa dell’epoca, che affida a Mucha la sua immagine rendendolo popolarissimo.  
Nasce il mito delle “donne di Mucha”, e le aziende se lo contendono per reclamizzare i propri prodotti, dando vita alle intramontabili campagne pubblicitarie come quella del cioccolato Nestlé, dello champagne Moët & Chandon, e ancora delle sigarette, della birra, dei biscotti e dei profumi.
Mucha però non dimentica l’impegno patriottico e sociale. Nel 1910 torna a Praga e si dedica per quasi venti anni a quello che è considerato il suo più grande capolavoro, l’Epopea slava, opera colossale composta da venti enormi tele in cui racconta i principali avvenimenti della storia slava.
Mucha morirà a Praga nel 1939.

Tra fine ottocento e inizio novecento Parigi era considerata il centro del mondo dell’arte. È la cosiddetta Belle Époque, c’è un grande entusiasmo, e Alphonse Mucha, anche grazie all’incontro con Sara Bernhardt, diventa il più famoso e conteso artista dell’epoca.  Le sue opere, le sue illustrazioni, i poster teatrali e la nascente pubblicità sono accessibili a tutti.  Nasce con lui una nuova forma di comunicazione: la bellezza di fanciulle in fiore, ritratte in una commistione unica tra sacro e profano, voluttuose e seducenti figure, rappresentate con uno stile compositivo unico, sono diventate caratteristiche del famoso “stile Mucha”.
Le sue immagini diventano subito famose in tutto il mondo, il suo stile è il più imitato, la potente bellezza delle sue donne entra nell’immaginario collettivo di tutti.

 

Fino al 07 aprile 2024

Dove: Museo degli Innocenti – Firenze

Info: www.museodeglinnocenti.it

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