Mohammed Deif, il capo del braccio armato di Hamas

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 Mohammed Deif è il capo del braccio armato di Hamas, uno dei nomi in cima alla lista dei ricercati di Israele. La sua voce è nota per aver annunciato l’inizio dell’attacco terroristico sferrato lo scorso 7 ottobre a Israele; al contrario sono tanti i dubbi su quale sia oggi il suo volto. Del ‘fantasma’, come è soprannominato il capo delle brigate Izzedin al Qassam, è sempre circolata una sola vecchia fotografia. Almeno fino a pochi giorni fa, quando le forze di sicurezza israeliane sono riuscite a entrare un possesso di una immagine recente.

Per sei volte i servizi segreti hanno tentato di ucciderlo. Tentativi andati a vuoto, ma costati la vita alla moglie e ai figli del capo delle brigate Izzedin al Qassam. Sopravvissuto ma privo delle gambe e costretto da 20 anni su una sedia a rotelle, ha dedicato la vita all’odio per Israele. Una vita di cui si conosce ben poco e che è emersa pezzo per pezzo da dossier finiti sui media israeliani. Nato nel campo profughi di Khan Younis negli anni 60, ai tempi in cui Gaza era sotto controllo egiziano, il suo vero nome è Mohammed Diab Ibrahim el Masri.

Il padre e lo zio erano tra i miliziani palestinesi che negli anni ’50 si infiltravano in Israele. Il giovane Mohammed studia all’università islamica di Gaza, qui si avvicina ai Fratelli Musulmani e inizia a prendere parte a manifestazioni contro lo stato ebraico e a scontri con le forze di sicurezza che lo arrestano più volte. Da giovane detenuto conosce Gazi Hamad, una delle figure più influenti ai tempi in cui il peso di Hamas nella Striscia di Gaza si andava consolidando. Uscito dal carcere scala gradualmente le posizioni all’interno del gruppo terroristico, pianifica attentati che nel 1996 costano la vita a più di 50 cittadini israeliani e contribuisce a mandare a monte gli accordi conclusi tre anni prima a Oslo.

La sua ‘presunta’ morte

A partire dai primi anni 2000 Israele ha imposto e irrigidito l’embargo su Gaza, azioni cui Deif ha risposto lavorando con ‘l’ingegnere’ Yahya Ayyash per sviluppare nuove tecnologie e colpire lo stato ebraico: ordigni di piccole dimensioni che passano controlli, razzi autoprodotti per ovviare alle difficoltà di far entrare armi dai tunnel che l’esercito israeliano distrugge. Un passato che ha fatto balzare Deif in cima alla lista dei ricercati da anni, tanto che risale a 20 anni fa l’annuncio della sua uccisione in un raid aereo. Una notizia che viene presto smentita dalle stesse forze di sicurezza israeliane: Deif ha perso le gambe, ma è ancora vivo.

Un episodio che contribuisce ad accrescerne il mito all’interno della resistenza palestinese, i giovani iniziano a venerarlo come una divinità e la sedia a rotelle non lo ferma, anzi ne rafforza l’immagine rendendo automatico l’accostamento allo sceicco Yassin, lo storico fondatore di Hamas. Disinteressato alla politica e alle polemiche con Al Fatah, negli ultimi anni Deif ha gradualmente imposto la propria dottrina: Israele va combattuto nei territori occupati, le brigate Izzedin Al Qassam devono essere composte da soli palestinesi, è necessario produrre armi e razzi direttamente a Gaza.

Un sistema messo su, secondo Israele, con i fondi del Qatar, che ha consentito alla guerriglia palestinese di produrre il primo drone nel 2014, ma anche di far crescere una ‘industria’ che ha dato da mangiare nella Striscia a tantissime persone altrimenti condannate all’indigenza. Nei messaggi emanati prima del conflitto Deif ha messo in risalto la debolezza del governo del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che con la violenza ha cercato di nascondere le crepe di un’opinione pubblica spaccata. Lo stesso governo Netanyahu che ora, con questa nuova foto, sente di essere più vicino alla cattura di quello che è sì un ‘fantasma’, ma è destinato a rimanere una figura storica della resistenza palestinese.   

agi

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