Candidature alle Europee e terzo mandato. Il pressing di Bonaccini su Schlein

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Quando sarà il momento di decidere se candidarsi o meno alle elezioni europee, Elly Schlein discuterà con il partito e, alla fine, farà la sua scelta. E questo, al netto delle pressioni che arrivano da alti esponenti del Pd. La puntualizzazione arriva da fonti dem dopo l’intervista in cui Stefano Bonaccini è tornato a suggerire alla leader di evitare di candidarsi in più circoscrizioni alle elezioni per il Parlamento di Strasburgo.

“L’escamotage di una finta candidatura in tutte le circoscrizioni serve a Meloni per coprire la debolezza di classe dirigente che ha dietro di sé”, osserva Bonaccini. Parole che arrivano solo 48 ore dopo un’altra intervista in cui Bonaccini aveva definito “una scelta sbagliata” la candidatura in tutte le circoscrizioni, sottolineando che “il Pd non è il partito di un solo uomo, o una sola donna, al comando“.

Nel partito, tuttavia, c’è anche chi mette in guardia la segretaria dal candidarsi solo in una o due circoscrizioni: apparirebbe come un mezzo passo indietro rispetto alla sfida lanciata a Meloni, è il ragionamento che viene fatto. C’è poi da considerare la questione femminile interna al Pd. Molte sono le esponenti donne che puntano a una candidatura, alcune delle quali sono deputate europee uscenti. Pina Picierno, Irene Tinagli ed Elisabetta Gualmini sono tra queste, tutte e tre provenienti dalla ex mozione Bonaccini.

Una candidatura di Schlein in tutte le circoscrizioni porterebbe voti al partito, ma ne toglierebbe a loro relegandole al terzo posto in lista, dietro a un candidato uomo ‘di peso’. Oltre a Bonaccini, infatti, pronti a lanciarsi nella campagna per le europee ci sono sindaci come Dario Nardella e Matteo Ricci. Amministratori che hanno raggiunto, ormai, il numero massimo dei mandati e non possono essere ricandidati.

Sul numero dei mandati

Non a caso Bonaccini si è fatto portabandiera di quanti, nel Pd, vorrebbero che Schlein facesse propria la battaglia contro il limite dei mandati, Vincenzo De Luca su tutti. Regola che il presidente dell’Emilia-Romagna considera “un’anomalia pressoché solo italiana: negli altri Paesi sono i cittadini a decidere con il loro voto chi ha fatto bene e può proseguire“, aggiunge.

Quindi, “bene che si pensi di superarlo per la stragrande maggioranza dei Comuni, si valuti se non sia il caso di risolvere la questione anche per il resto”. Fonti vicine a Bonaccini sottolineano che nelle intenzioni del presidente dem non c’è una guerra contro la segretaria. Anzi: il presidente Pd si è messo a disposizione per le elezioni europee, in attesa che Schlein prenda in mano il dossier.

Bonaccini, viene aggiunto, è “innamorato” del lavoro da governatore, come non smette mai di sottolineare, e senza il limite ai mandati ci riproverebbe senza pensarci due volte. I margini per cambiare la legge in vigore sono in ogni caso strettissimi, come riferisce un esponente della minoranza Pd. Tuttavia, il fronte che sembra aprirsi anche all’interno dei partiti di maggioranza lascia intravedere una chance. Governatori come Giovani Toti e Luca Zaia sono in scadenza di mandato proprio come Bonaccini e De Luca. Se ci fosse un tentativo di portare in Parlamento una proposta di legge per cancellare il limite ai mandati, sarebbe difficile per Schlein compattare i suoi su un voto contrario.

Se dovesse partire un treno così, sarebbe difficile fermarlo“, conferma una fonte parlamentare dem che, tuttavia, sottolinea come al momento non ci siano testi di legge ai quali ‘agganciare’ una norma del genere. E, in ogni caso, l’asse andrebbe contro la linea della segretaria che non vuole derogare ai principi che si è dato fin qui il suo partito.

‘Nodi’ che la dem condivide con Meloni. Anche nel centrodestra c’è chi mette in guardia la leader di FdI dal candidarsi: “Bisogna riflettere bene”, dice il vicepremier Antonio Tajani: “Il rischio è di prestare meno impegno nell’attivita’ di governo”. E come Meloni, anche Schlein è alle prese con la composizione delle diverse posizioni della coalizione sul tema delle Regionali.

Il nodo sardo

In Sardegna, Schlein sta cercando di fare rientrare la ‘fronda’ di Renato Soru, determinato candidarsi contro la candidata ufficiale di Pd e M5s, Alessandra Todde. Il patron di Tiscali si è detto pronto a un passo indietro se si ragionasse su un candidato diverso dalla 5S. Ipotesi che i dem non prendono in considerazione visto che, come viene spiegato, visto che la dead line per la presentazione della lista è fra una decina di giorni.

In ogni caso, la segretaria sta cercando di fare andare tutti pezzi al posto giusto e, in questo senso, ritiene sia una buona notizia che i progressisti siano in procinto di sostenere Todde. In discesa è, invece, il lavoro in Abruzzo dove attorno all’ex rettore di Teramo, Luciano D’Amico, si è creato un vasto fronte alternativo alla destra.

Schlein sarà il 13 gennaio nella regione per avviare un tour di ascolto sulla sanità, incontrando medici, infermieri e personale medico. Tutto, mentre la segretaria prepara il terreno del duello televisivo con Giorgia Meloni. I temi su cui intende puntare sono quelli sociali: “La questione sociale, le diseguaglianze, i salari più bassi d’Europa e l’indifferenza di questo governo rispetto alla proposta di salario minimo”. E ancora: “La sanità, il taglio alle pensioni di settecentomila dipendenti pubblici”, aggiunge la segretaria. “Questa destra che si definisce sociale non ha fatto nulla contro l’impoverimento degli italiani, mostrando il suo vero volto”.  

agi

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