Il rebus del ‘dopo Michel’ al Consiglio europeo

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La candidatura del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, alle elezioni europee con il conseguente suo ritiro prematuro dall’incarico attuale ha anticipato di diversi mesi le manovre per riempire le caselle alla guida delle Istituzioni Ue.  A dare un’ulteriore spinta è l’ipotesi che – in caso di mancato accordo sul sostituto di Michel in tempo per il 16 luglio, giorno del giuramento dei nuovi eurodeputati a Strasburgo – a prendere il suo posto a interim sarà il presidente di turno del Consiglio Ue, ossia il premier ungherese Viktor Orban, volto e anima del sovranismo europeo anti-Bruxelles. Le elezioni per l’Eurocamera si terranno tra il 6 e il 9 giugno.

I liberali francofoni del Movimento riformatore (Mr), di cui Michel guiderà la lista, dovrebbero ottenere, secondo i sondaggi, due o tre seggi. La nomina dell’ex premier belga è quasi scontata: di conseguenza lascerebbe la presidenza del Consiglio europeo quattro mesi prima del previsto, a luglio invece che a novembre. A differenza dei commissari europei, la sua attuale posizione non è incompatibile con la partecipazione a una campagna elettorale.

Sebbene sia legittima, la decisione di Michel modifica ulteriormente i calendari per scegliere la prossima leadership dell’Unione europea in circa cinque settimane: quelle che intercorrono tra il giorno successivo alle elezioni, il 10 giugno, e la sessione plenaria inaugurale della legislatura, il 15 luglio. Ci sono già almeno due vertici dei leader previsti per quel periodo: il primo il 17 giugno e il secondo, il 27 e 28. E, in mancanza di un accordo, se ne potrebbe convocare uno straordinario.

Generalmente i ruoli vengono ‘spartiti’ sulla base dell’esito delle elezioni e rispettando le varie composizioni della maggioranza e delle nazionalità. Attualmente la presidenza della Commissione è in mano al Partito popolare europeo con Ursula von der Leyen (che non si è ancora espressa sulla sua volontà di correre per un secondo mandato).

Nelle mani del Ppe anche la presidenza del Parlamento, con la maltese Roberta Metsola, che certamente non disdegna un secondo mandato (specie ora che il suo nome non figura più tra gli eventuali candidati dei popolari per la presidenza dell’esecutivo europeo). I socialisti hanno ottenuto il ruolo dell’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, affidato all’ex ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrell (già presidente del Pe) e i liberali avevano appunto Charles Michel alla presidenza del Consiglio europeo.

Prima di entrare nel vivo delle nuove formazioni sarà indispensabile attendere l’esito delle urne nei Ventisette. A meno che non si opti per un nome tecnico per la presidenza del Consiglio europeo, e il primo che viene in mente è quello dell’ex premier italiano, Mario Draghi (nonché ex capo della Bce).

Alexander De Croo, primo ministro belga e presidente di turno dell’Ue, precisa che “c’è tempo” per fare tutte le valutazioni. E dall’Ungheria confermano che non è il momento di dare spazio alle speculazioni. Ma è innegabile che la macchina per costruire il futuro della leadership europea sia già in moto.  

agi

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