Israele mette una taglia sul ‘macellaio di Khan Yunis’

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Israele ha posto una taglia di 400 mila dollari su Yahya Sinwar, numero uno di Hamas a Gaza, soprannominato il “macellaio di Khan Yunis“. Questa la notizia rilanciata dal quotidiano israeliano Hayom, in seguito a un’intervista alla radio Kan dell’ex capo dei servizi segreti interni dello Stato ebraico, Amos Yadlin.

In base a quanto riportato dal quotidiano, i militari israeliani conoscono la posizione di Sinwar, ma non possono colpire perché il capo di Hamas nella Striscia sarebbe ‘protetto’ dagli ostaggi israeliani ancora in mano alle milizie palestinesi. La parabola di quest’uomo è probabilmente una delle ragioni per cui il governo israeliano tentenna rispetto a un accordo per la liberazione dei propri ostaggi.

Nel 2011 infatti Israele libera 1.027 detenuti palestinesi in cambio del soldato Gilat Shalit, tenuto in ostaggio da Hamas per 5 anni. Tra i palestinesi liberati figura Sinwar, nel frattempo diventato il “macellaio”, numero due di Hamas, “nemico dello stato ebraico” e ora in cima alla lista dei ricercati dei servizi di sicurezza israeliani.

“Sinwar è il volto del male. È come Osama Bin Laden. Questo attacco è una sua idea e ora lo troveremo”, ha detto il portavoce dell’esercito israeliano Richard Hecht alla vigilia dell’operazione di terra su Gaza. Un’operazione che ha tra gli obiettivi principali proprio l’eliminazione di Sinwar. Nato nel 1962 nel campo profughi di Khan Yunis, il numero due di Hamas cresce nel mito della resistenza e nella rabbia dell’ingiustizia vissuta dalla propria famiglia, originaria di Ashkelon ma costretta a migrare in uno dei campi profughi più popolosi e duri di Gaza. Sempre a Khan Yunis, non a caso, è nato Mohammed Deif, capo dell’ala militare di Hamas, le brigate Izzedin el Qassam. Il primo arresto di Sinwar arriva nel 1982 e la detenzione dura solo un anno. 

A farlo finire in carcere la vicinanza con Salah Shehadeh, uno dei leader storici di Hamas ed ex capo delle brigate Izzedin el Qassam. Sinwar all’epoca è attivo all’interno di un’unità antispionaggio della resistenza palestinese. Uno dei tanti gruppi che poi nel 1987 finiranno sotto l’ombrello di Hamas. Il primo arresto non impedisce a Sinwar di partecipare, sempre nel 1987, alla fondazione del movimento di resistenza palestinese che il 7 ottobre scorso ha attaccato lo stato ebraico.

Nel 1988 arriva un secondo arresto e la condanna a 4 ergastoli dopo che Sinwar partecipa a un attacco in cui perdono la vita 2 militari israeliani e ordina l’uccisione di 4 palestinesi accusati di collaborazionismo con lo stato ebraico. Rimarrà in carcere 23 anni, fino allo scambio del 2011 con il soldato Shalit, rapito dalle brigate Izzedin el Qassam nel 2006.

Quattro anni dopo la sua liberazione Sinwar entra nella lista internazionale dei ricercati degli Stati Uniti, due anni dopo porta a termine la propria scalata all’interno del movimento e diventa numero due dell’ufficio politico, alle spalle di Ismail Haniye.

Ma se il numero uno si trova all’estero e trascorre buona parte dell’anno in Turchia è Sinwar il vero capo di Hamas a Gaza, sul territorio. Un regno tenuto in piedi con il pugno di ferro nei confronti dei miliziani e tolleranza zero con i corrotti. Da lui partì l’ordine di esecuzione del comandante di Mahmoud Ishitvi, reo di aver sottratto soldi al movimento. 

agi

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