“E quindi uscimmo a riveder le stelle”

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“Quando qualcuno chiede a cosa serve la filosofia, la risposta deve essere aggressiva, poiché la domanda è ironica e pungente. La filosofia non serve né allo Stato né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni. Non serve a nessun potere stabilito. La filosofia serve a turbare. Una filosofia che non turba nessuno e non fa arrabbiare nessuno non è una filosofia. Essa serve a nuocere alla stupidità, fa della stupidità qualcosa di vergognoso. Non ha altro uso che questo: denunciare la bassezza del pensiero in tutte le sue forme” .

Leggere queste parole riporta al centro del pensiero la distinzione fra gli evoluzionisti darwiniani e i fan delle trasmissioni televisive più trash (lasciamo a voi lettori la scelta fra le varie Maria De Filippi, Isole dei famosi, Grande Fratello e così via): l’Uomo naturalmente si evolve, per adattarsi ai territori ed ai tempi, ricerca il cibo e – a differenza di altre specie animali (probabilmente non tutte) – elabora il “pensiero”, non come semplice conduzione neuronale, ma come prodotto cognitivo: “Le funzioni cognitive sono quelle capacità caratteristiche della mente umana con cui l’individuo rielabora le informazioni sensoriali provenienti dall’esterno, per formulare pensieri complessi con cui agire sul mondo per raggiungere scopi”.

L’Uomo, però, ha una ulteriore capacità: il pensiero speculativo “che mira a un’indagine puramente astratta, senza fini pratici; un procedimento di pensiero che ha il suo cardine metodologico nella conoscenza puramente razionale e prescindente dall’esperienza” .

Questo “pensiero” è presente sin dall’antichità, la filosofia occidentale nasce e si sviluppa nella Grecia omerica, trasforma l’azione in epica, il pensiero astratto in filosofia. Questo caratterizza la civiltà occidentale, per come la conosciamo, sino ai nostri giorni. E’ la filosofia che permea le azioni degli uomini di un ingiustificato romanticismo nelle loro azioni più nefande, a cominciare dalla guerra: si accetta l’uccisione dell’altro per raggiungere scopi nobili, anche se (poi) nel trasformarsi delle modalità, la guerra diviene turpe (ancorchè accettata come inevitabile).

Tutto questo approfondimento dell’umano sentire, questa concezione di umanità, la santificazione dell’Uomo come essere superiore stanno disperdendosi in questo terzo millennio, non tanto per il proliferare delle guerre e la brutalità delle stesse (una guerra è sempre brutale), ma per il venir meno dell’etica stessa della guerra: gli strumenti di morte, sempre più sofisticati, in realtà non guardano all’età o al sesso o alle condizioni dei civili, uccidono sic et simpliciter.

Ucraina, Palestina, Israele, Yemen e tanti altri focolai di guerra sono avvolti da schegge impazzite di armi e di morti, dietro scaltre giustificazioni di politici mitomani, che quelle guerre hanno scatenato spesso per fini personalistici: Hitler non è l’unico pazzo nella Storia, altri in ogni tempo, hanno guardato al proprio sé, incuranti della distruzione che andavano (e vanno) operando.

In tutto questo, una umanità che diviene sempre meno umana perché ha perso la capacità di pensare, di avere un pensiero astratto, assordata da slogan commerciali e persa in labirinti personalistici ed edonistici: da una parte la bulimia alimentare e sociale, dall’altra il racket della sopravvivenza. In mezzo pochi che balbettano un residuo codice di condotta: “Ricorda che devi morire”, per ricordare ai superbi che l’epilogo sarà sempre lo stesso. 

Una società che perde la memoria delle proprie radici filosofiche è una società destinata a morire, perché ha avviato un processo involutivo, un processo di allontanamento dalla capacità di concepire altro dalla realtà materiale, dove l’”edonismo reaganiano” – riferito non al significato propriamente filosofico, ma alle teorie individualiste, al neoliberismo e ai comportamenti egoistici – prevale sui principi solidaristici, tipici delle società evolute. Occorre metabolizzare questa situazione per sperare di invertire la rotta di un modo di essere anti-umano in cui l’Uomo torni ad essere al centro del pensiero, un pensiero nuovo ed antico al tempo stesso, un pensiero di vita, un pensiero creativo, un pensiero felice.

Per questo, spegnete televisioni e cellulari e tornate a rimirar le stelle.                           

       

Rocco Suma

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