La unificazione del mondo?

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La unificazione d’Italia è stata incontestabilmente una unificazione di tipo amministrativo-istituzionale.

Da millenni si è pensato che la unicità del re e del nome di un regno o di un Impero costituiscano per ciò stesso la unicità di una nazione e di uno stato. Questa concezione ereditata dai latini è stata totalmente sposata dai liberali classici cioè da coloro che limitavano la presenza dello stato in una società e in una economia i soli ruoli canonici delle istituzioni pubbliche. Quindi tutti i liberali classici (quelli che hanno “fatto” l’Italia unita con una guerra di aggressione non dichiarata che oggi come allora è illegittima) erano convinti che se la bandiera era unica e la legge pure anche lo stato lo era quali che fossero le specificità di ogni regione.

Al contrario gli italiani pur perseguitati dalla lotta al brigantaggio, pur costretti con metodi subdoli o scoperti ad avere una unica lingua e moneta e storia (falsa) hanno eroicamente resistito e hanno conservato le rispettive originalità.

Oggi dopo avere letto milioni di volte sui nostri giornaloni e sui report economici e sociali che le Italie sono due (e non solo meteorologicamente), ce ne siamo convinti: nonostante il festival di Napoli sia divenuto festival della canzone italiana, nonostante il sistema bancario meridionale non esista più ed esistono solo banche non meridionali, nonostante da decenni non esiste una moneta meridionale ma italiana, nonostante da sempre non esiste più un mercato del lavoro meridionale ma unitario anche nelle regole, nonostante non esista da sempre un petrolio meridionale come non  esiste una energia verde meridionale ma solo italiana; …nonostante milioni di meridionali siano andati fuori a cercare fortuna… rimane una differenza sostanziale tra le due Italie che sancisce la condizione incontestabile di “occupato” per lo stato meridionale e di “occupante” per quello settentrionale. Condizione che non poteva e non può esistere senza la fattiva collaborazione dei nativi meridionali e che non poteva e non può esistere senza la fattiva operatività delle Istituzioni unitarie. Condizione che riflette la esistenza di due identità differenti che la televisione e in genere le nuove tecnologie non solo non estinguono ma, paradossalmente, espandono e approfondiscono. Il futuro riserva l’approfondimento delle diversità e non certo la loro eliminazione.

Tutto ciò significa che mentre il diciannovesimo secolo si è giocato sull’emersione delle nazionalità, il ventunesimo si gioca sulla identità e -come allora- sarà l’Italia e cioè il Sud ad essere l’apripista del fenomeno che promette di essere planetario.

D’altronde cosa può contenere se non le identità la dittatura mondiale delle nuove tecnologie e delle multinazionali che le gestiscono? Cosa può consentire e garantire il pluralesimo culturale se non le varie identità? Cosa può fermare l’accumulazione di potere e ricchezze in sempre meno mani se non la forza delle identità?

Inoltre il modello unificante e mondialista non sopravvive più per propria forza ma solo se sussidiato dalle Istituzioni sovranazionali a loro volta finanziate dalle tasse pagate da famiglie e pmi. Senza le Banche centrali del nostro modello occidentale oggi non sarebbe residuato più nulla, nè di super banche, né di super corporation. Né si può credere che si possa continuare a sostenere con soldi del contribuente alcune società private che sono più forti delle stesse Istituzioni pubbliche. Un giorno molto vicino anche i grandi potenti delle Banche Centrali si accorgeranno che le potentissime banche private planetarie non sono poi così potenti come appare! Anzi la loro sopravvivenza dipende dalla imposizione del principio “troppo grandi per fallire” e cioè dalla stupidissima benignità delle Istituzioni; laddove quelle potenti società private sono “troppo grandi per esistere” cioè sono antieconomiche e antidemocratiche.

Il 2024 si apre sui temi della intelligenza artificiale che serve al potente per consolidare la propria prevalenza. Qualcuno parla di ineluttabilità del “progresso” tecnologico facendoci credere che la tecnologia sia di per sé “progresso”. Su questo punto si giocherà il futuro: il trionfo della tecnologia -come è stato fino ad ora- significherà l’oscurantismo di un uomo schiavizzato fin nei suoi più intimi pensieri in un mondo unificato dalla tecnologia; la prevalenza delle identità invece restituirà all’uomo il suo ruolo di guida della crescita dell’umanità. Non potrà che prevalere la identità, ma quando e a quale prezzo?

Canio Trione

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