Iran, di nuovo nel mirino le reporter che svelarono la morte di Amini

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Non c’è pace per Nilofar Hamedi Elaheh Mohammadi, le due giornaliste che in Iran avevano svelato e rivelato particolari sulla morte di Mahsa Amini. Le due croniste sono di nuovo finite nel mirino delle autorità, appena 24 ore dopo essere state rilasciate dal carcere in cui si trovavano rinchiuse da 16 mesi.

L’accusa rivolta stavolta alle due giovani reporter riguarda la mancata osservanza delle regole sul velo. Un’accusa identica a quella che aveva fatto finire nelle mani della polizia morale la giovane curda Mahsa Amini, una ragazza di appena 22 anni poi morta mentre si trovava in custodia.

Le due giornaliste Hamedi e Mohammedi portarono alla luce la storia di Mahsa Amini nel settembre 2022, creando un’ondata di sdegno che si tradusse in proteste di piazza che per mesi hanno agitato l’Iran e causato la morte di circa 500 persone, cadute sotto i colpi delle forze di sicurezza del regime e l’arresto di altre migliaia di manifestanti.

Il lavoro delle due giornaliste non fu perdonato dalle autorità iraniane, le due giovani furono infatti arrestate e rinchiuse nella famigerata prigione di Evin, a Teheran, a settembre 2022. Una detenzione terminata ieri dietro il pagamento di una cauzione e celebrata con delle foto condivise sui social, in cui le due giovani donne abbracciano amici e famigliari e festeggiano facendo il segno della vittoria con le dita. 

Nelle foto finite sul web però le due giornaliste non indossano l’hijab e un nuovo procedimento giudiziario è stato fatto partire a carico delle due. Un caso definito dal Centro per i Diritti umani in Iran “emblematico del fatto che per i nemici politici del regime le porte del carcere siano porte girevoli”.

“Invece di rispettare il diritto di scelta delle donne il governo iraniano punta alla totale sottomissione, sia metaforica che fisica. Mohammedi e Hamedi sono di nuovo indagate, ma sono reduci da piu’ di un anno di carcere per aver fatto il proprio lavoro di giornaliste e nulla di piu”, ha detto Jasmin Ramsey, vice direttore del Centro per i diritti umani in Iran.

Hamedi finì in carcere il 22 settembre 2022 per aver pubblicato un articolo sul quotidiano riformista Shargh in cui si rivelavano le tragiche condizioni di Mahsa Amini. La giornalista scrisse dopo essersi introdotta nell’ospedale Kasra di Teheran, dove Amini era ricoverata dopo essere stata detenuta dalla polizia morale per non aver indossato l’hijab in maniera appropriata. Il lavoro della giornalista, pagato con la libertà, è stato fondamentale per svelare quanto avvenuto alla giovane ragazza curdo iraniana.

Mohammadi fu invece arrestata il 29 settembre dopo aver scritto un reportage da Saghez, città natale di Mahsa Amini dover erano in programma i funerali e dove avvenne una delle prime marce di protesta. Processate a ottobre 2022 le due giornaliste furono ritenute colpevoli di collaborazionismo a favore degli Stati Uniti e ‘propaganda’ contro la Repubblica Islamica. Nonostante abbiano respinto con forza tutte le accuse, Mohammedi fu condannata a 6 anni di carcere, Hamedi a sette anni. Una decisione contro cui le due giovani hanno presentato ricorso. In base a quanto riporta l’agenzia di stampa Tasnim la scarcerazione delle giornaliste sarebbe stata decretata in attesa della decisione sul ricorso e nell’attesa alle due è stato vietato di abbandonare il Paese.

agi

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