Operative 21 missioni Ue, 4mila donne e uomini sul terreno

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Ventuno missioni operative e quasi 4 mila donne e uomini sul terreno. Questi i numeri dell’impegno Ue nell’ambito della politica di sicurezza e difesa comune, con cui Bruxelles punta a ad assumere “un ruolo guida nelle operazioni di mantenimento della pace, prevenzione dei conflitti e rafforzamento della sicurezza internazionale”.

Da quando le prime missioni sono state lanciate nel 2003, l’UE ha intrapreso oltre 37 operazioni all’estero, utilizzando missioni e operazioni civili e militari in diversi paesi in Europa, Africa e Asia. Ad oggi, dall’Iraq al Mali, dal Kosovo alla Libia, passando per Ucraina e Territori palestinesi, sono in corso 21 missioni e operazioni di politica di sicurezza e difesa comune europea, 12 delle quali civili e 9 militari.

I circa 4 mila operativi attualmente impegnati sul campo, sono stanziati in Africa, Balcani occidentali, Europa orientale e Medio Oriente. Si tratta di forze militari ed esperti civili distaccati dagli Stati membri dell’UE nell’ambito di missioni e operazioni guidate dall’Unione. Con mandati adattati alle esigenze della situazione sul campo, il loro obiettivo è stabilizzare i paesi partner dell’Unione e garantire la sicurezza a livello nazionale.

L’UE attualmente conduce sette missioni e operazioni militari su terra e mare, “per riformare e addestrare gli eserciti, assistere nella creazione di un ambiente sicuro e protetto, combattere i pirati o smantellare le reti di trafficanti”. Tre di queste sono missioni di addestramento militare che forniscono consulenza e addestramento alle forze di sicurezza locali in Mali, Somalia e Repubblica Centrafricana.

Per rafforzare il coordinamento e la cooperazione sul campo, nel 2017 è stato istituito un unico centro di comando militare che ha il potere di pianificare e condurre missioni militari fino a 2.500 soldati.

Oltre a Iraq, Sahel (Mali e Niger), Libia, Somalia, Repubblica Centrafricana, Kosovo, Armenia, Georgia e Moldova, missioni Ue sono operative anche nei contesti che nel corso degli ultimi due anni si sono trasformati da aree di crisi a veri e propri teatri di guerra, a cominciare dal Medio oriente e dall’Ucraina.

Una missione Ue, la Eubam, è operativa ad esempio a Rafah dal 2007, con lo scopo di assistere l’Amministrazione palestinese per le frontiere e i valichi. “La Missione resta pronta a ridispiegarsi al valico di Rafah non appena la situazione politica e di sicurezza lo consentira’”, fa sapere la Ue. Una missione civile di polizia e di tutela dello Stato di diritto, la Eupol Copps, è operativa anche nei territori palestinesi occupati.

La missione ha l’obiettivo di migliorare la sicurezza e l’incolumità del popolo palestinese e rientra “nel più ampio sforzo dell’UE volto a sostenere la costruzione dello Stato palestinese, nel contesto del lavoro verso una pace globale, basata su una soluzione a due Stati”.

Riguardo all’Ucraina, oltre alla missione di assistenza militare dell’UE a sostegno di Kiev (Eumam Ucraina), ovvero la risposta coordinata dell’UE per “rafforzare la capacità militare delle forze armate ucraine e rafforzare la loro resilienza a lungo termine”, dal 2014 era già operativa un’altra missione, (l’Euam Ucraina) “per fornire consulenza agli organi di sicurezza statali in materia di sicurezza, polizia, magistratura, lotta alla corruzione e diritti umani”.

Dalla primavera del 2022, ovvero dopo l’invasione della Russia a Kiev, la missione “fornisce sostegno alle forze dell’ordine per agevolare il flusso di rifugiati dall’Ucraina verso gli Stati membri confinanti e l’ingresso degli aiuti umanitari in Ucraina”.

agi

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