Cambiamenti climatici durante l’olocene

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Per olocene si intende l’ultimo periodo geologico dell’era quaternaria il cui inizio è calcolato a circa 12.000 anni prima dal presente.

Uno studio di 515 pagine che si può scaricare da: link.springer.com  dal titolo “Second Assessment  of Climate Change for the Baltic Sea Basin”, attesta ben altra analisi scientifica, inconfutabile e suffragata da prove evidenti circa la tesi del “ riscaldamento globale” addebitata in toto alla cosiddetta “azione antropica” ovvero causata dalle azioni degli essere umani, definizione questa alquanto grossolana (volutamente) considerando che le azioni degli esseri umani hanno a loro volta motivazioni che in ultimo conducono ad una base economica, quindi la causa “antropica” è in realtà una causa economica, ovvero di questo tipo di economia. 

Dalla lettura dell’abstract di questo articolo – di cui segue traduzione – in quanto parte della pubblicazione su menzionata  del 2015, emergono alcune considerazioni:

I cambiamenti climatici sono difficilmente prevedibili nel dettaglio, perché dipendono da una miriade di fattori che vanno oltre il controllo umano.

Il Periodo Caldo Medioevale e la piccola Era Glaciale si sono verificati anche  grazie all’influenza di mutamenti climatici avvenuti migliaia di anni prima: il clima cambia continuamente sulla base di fattori naturali interconnessi fra loro.

La configurazione orbitale della terra  ha determinato importanti effetti sul clima, unitamente alla radiazione solare.

In passato ci sono stati periodi di surriscaldamento fino a 3.5 ° in più rispetto ad oggi che non hanno affatto determinato la scomparsa della vita e della razza umana (semmai hanno contribuito alla sua proliferazione), per cui l’assunto ufficiale delle istituzioni secondo cui 1.5° di riscaldamento rispetto ai livelli attuali determinerebbe  conseguenze catastrofiche appare per ciò che in realtà è sempre stata: propaganda antiscientifica fatta passare per “scienza”.

Segue parte della traduzione.

“Questo capitolo riassume le informazioni climatiche e ambientali che possono essere dedotte dagli archivi proxy degli ultimi 12.000 anni prima del presente. Gli archivi proxy dei sedimenti continentali e lacustri includono polline, resti di insetti e dati isotopici. Nel corso dell’Olocene, l’area del Mar Baltico ha subito importanti cambiamenti dovuti a due fattori interconnessi: lo scioglimento della calotta glaciale fennoscandiana (che causa un’interazione tra l’innalzamento globale del livello del mare dovuto allo scioglimento dell’acqua  e il rimbalzo isostatico regionale della crosta terrestre che causa un calo del relativo livello dei mare) e cambiamenti della configurazione orbitale della Terra (innescando la transizione glaciale-interglaciale e influenzando la radiazione  solare in arrivo e quindi controllando il bilancio energetico regionale). La storia del clima dell’olocene ha mostrato tre fasi di oscillazione climatiche naturali nella regione  del Mar Baltico: episodi freddi a breve termine legati alla de glaciazione durante un trend termico stabile e positivo (11.000 – 8.000 anni prima dal presente); un clima caldo e stabile con una temperatura dell’aria compresa tra 1.0°- 3.5°C sopra i livelli moderni (8.000 – 4.500 anni prima del presente); una tendenza alla diminuzione della temperatura; e una maggiore instabilità climatica (ultimi 5.000 – 4.500 anni). La variazione climatica durante il tardo glaciale e l’Olocene    si riflette nel cambiamento del livello dei laghi e della vegetazione e nella formazione di una complessa rete idrografica che ha posto le basi per il periodo caldo medievale e la piccola era glaciale del millennio  passato.

 

Mentre l’innalzamento del mare nel suo complesso sul pianeta Terra nel primo Olocene, studio pubblicato su sciencedirect.com dal titolo “The early Holocene sea level rise” pubblicato nel  Luglio 2011, nel suo abstract si dice:

Vengono esaminate le cause, l’anatomia  e le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare nell’Olocene (EHSRL). L’innalzamento di circa 60 mt. ebbe luogo su gran parte della Terra con l’’aumento del volume degli oceani durante la de glaciazione ed è datato 11.650 – 7.000 anni calibrati prima del presente. L’EHSLR è stato in gran parte determinato dal rilascio di acqua di fusione dalle masse di ghiaccio in decomposizione e della rottura dei flussi di ghiaccio costieri. Vengono esaminati i modelli di decadimento della calotta glaciale e le prove degli impulsi delle acque di disgelo, e si sostiene che l’EHSLR è stato un fattore dell’inondazione del lago Agassiz- Ojibway avvenuta circa 8470 anni calibrati prima del presente. Vengono esaminati i modelli dei cambiamenti relativi del livello del mare e si sostiene che oltre alle variazioni regionali vengono indicati i cambiamenti temporali. Viene esaminato l’impatto dell’ EHSLR sul clima e si sostiene che l’evento è stato un fattore nell’evento di raffreddamento di 8.200 anni calibrati prima del presente, così come nei cambiamenti nei modelli delle correnti oceaniche e nei loro effetti risultanti. L’EHSLR potrebbe anche aver aumentato l’attività vulcanica, ma non è ancora possibile dimostrare una chiara prova di un nesso causale con lo scivolamento sottomarino sulle pendici e sulle piattaforme continentali. L’aumento probabilmente ha influenzato i tassi e i modelli delle migrazioni umane e dei cambiamenti culturali. Si conclude che l’EHSLR è stato un evento enorme di rilevanza globale, la cui conoscenza è importante per comprendere gli impatti del cambiamento globale in futuro.

Ora quali le considerazioni?

In passato il clima ha subito catastrofici sconvolgimenti determinati da fattori puramente naturali. In effetti il clima è sempre stato in costante mutamento.

Tali sconvolgimenti avvenuti in tempi estremamente repentini, non possono essere stati causati dall’aumento dei tassi di CO2 i cui valori in percentuale in atmosfera sono minimi. In effetti la CO2, è irrilevante in questo paradigma.

Tali sconvolgimenti, il cui periodo coincide con i racconti  sul Diluvio presenti in tutte le culture antiche, non hanno determinato l’estinzione della vita sulla terra, nonostante la loro portata.

Come i mari su tutto il pianeta si sono innalzati di circa 60 metri, si sono poi riabbassati in modo del tutto naturale.

Gli esseri umani privi della tecnologia dell’attuale civiltà, si sono adattati per sopravvivere e la loro cultura ha subito importanti e conseguenti modificazioni, che hanno arricchito il patrimonio umano.

Il cambiamento climatico è un fenomeno continuo e naturale che non può essere prevenuto o fermato. Tuttavia, lo si può cercare di comprendere attraverso il procedimento scientifico corretto, per prevenirne i potenziali effetti negativi e sfruttarne quelli  positivi.

Il compito della scienza è nello studio della dialettica della natura, comprendere le sue leggi per utilizzarle a vantaggio degli interessi dell’intera umanità. Non certo opporsi ad esse e/o mistificarle per interessi di parte, la cui narrativa climatica è a danno della conoscenza e della consapevolezza dei molti.

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