Mar Rosso, consigliere ex premier Yemen: “Guardiamo a operazioni navali con diffidenza”

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“Nello Yemen guardiamo con diffidenza alla campagna navale euro-americana contro la milizia terroristica Houthi. Non siamo convinti che si tratti di una campagna reale e seria per porre fine a questo attacco terroristico alle rotte commerciali globali. La prova è che gli attacchi americani ed europei ai depositi militari e alle piattaforme di lancio missilistiche sono stati inefficaci e hanno di fatto rafforzato la posizione dei terroristi Houthi nello Yemen”. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos Sam al-Ghobari, scrittore yemenita ed ex consigliere del primo ministro del governo riconosciuto a livello internazionale, Ahmed Obaid bin Dagher (2016-2018), mentre per contrastare gli attacchi ai mercantili nel Mar Rosso l’Ue ha varato la nuova missione Aspides e gli Stati Uniti guidano l’operazione ‘Prosperity Guardian’.

L’autore di ‘The Hashemite Tribe’, libro in cui definisce gli Houthi “un proiettile sparato nel VII secolo d.C. e conficcato nel petto del XXI secolo”, ritiene che oggi chiunque nel mondo nutra “risentimento” verso l’America sia diventato un sostenitore degli Houthi. E i media occidentali hanno contribuito a “costruire e promuovere la narrativa della ‘vittimizzazione’ della milizia terroristica, trascurando la difficile situazione del popolo yemenita che viene massacrato”.

Secondo al-Ghobari, gli Houthi hanno alimentato “l’odio e il contro-odio” in una società “coesa”, ma l’astio in Yemen nei confronti dei ribelli è diventato paragonabile a quello verso l’Occidente, la cui “indifferenza per l’avanzata dei terroristi verso la capitale Sana’a è stata scioccante”. L’aver permesso “l’occupazione iraniana” del Paese attraverso i suoi ‘proxy’ comporta che gli yemeniti oggi dicano: “Che voi possiate bere dalla stessa coppa”, evidenzia lo scrittore, parlando di un’espressione sarcastica rivolta in particolare all’Amministrazione Biden e ai britannici.

Il consigliere dell’ex primo ministro bin Dagher, a capo del governo filo Riad, fa notare come gli Houthi usino piattaforme social americane come X e Facebook “per vantarsi degli attacchi terroristici di fronte al mondo” senza subire “sanzioni rigorose al contrario di altre organizzazioni che l’America intende seriamente combattere e che su queste piattaforme non possono nemmeno sussurrare”. Al-Ghobari sostiene che la ‘linea morbida’ adottata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna dipenda dal fatto che i due Paesi “non sono stati colpiti in modo significativo da questi attacchi terroristici”, la cui “vittima reale” invece è l’economia cinese, che è “dipendente dalle esportazioni e subirebbe perdite miliardarie se questa area marittima vitale per Pechino venisse chiusa”.

Secondo lo scrittore, le azioni degli Houthi nel Mar Rosso non sono legate, come sostengono, alla “peccaminosa aggressione israeliana”. I ribelli che controllano Sana’a, dichiara, “non sono interessati a questo tipo di guerra e nemmeno alla regione per la quale dicono di combattere” bensì al controllo degli stretti marittimi globali, che è l’obiettivo dell’Iran. Per Teheran, prosegue al-Ghobari, “possedere la bomba è inutile e distrarre il mondo occidentale con questo tipo di negoziati gli consente di avanzare attraverso le loro pericolose milizie senza perdere una sola goccia di sangue. Tutto ciò di cui hanno bisogno è il supporto logistico per le loro armi e molti soldi dai pozzi petroliferi iracheni”.

Il consigliere dell’ex premier conclude rimarcando che “la serietà britannica e americana (nella loro campagna anti-Houthi, ndr) sarà dimostrata da due test: il primo è il recupero della nave sequestrata (la Galaxy Leader, ndr) dai terroristi, che si trova a pochi metri dalle navi da guerra americane. Il mancato recupero con la forza apre ulteriori interrogativi sulla sostanza dietro lo spettacolo di guerra occidentale. Il secondo test è legato al fatto che se la Gran Bretagna e l’America riusciranno a raggiungere un accordo con il legittimo governo yemenita nel riprende le terre conquistate dalla milizia terroristica Houthi, in coordinamento e accordo con i Paesi della coalizione araba, in particolare l’Arabia Saudita. Sembra – conclude – che la situazione si stia dirigendo verso un drammatico collasso, che potrebbe essere evitato dall’elezione di un uomo più deciso di Biden e di un primo ministro con più rilevanza storica di Sunak”.

adnkronos

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