Iraq, milizie filo iraniane: “Attaccata base Usa a Erbil”

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Le milizie filo-iraniane della Resistenza Islamica in Iraq hanno annunciato un attacco contro le forze americane schierate nella base irachena di Harir, nella provincia di Erbil, nel nord del paese, poche ore dopo l’ondata di bombardamenti dell’esercito americano contro postazioni di gruppi legati all’Iran in Siria e in Iraq.

“Portando avanti il nostro cammino di resistenza alle forze di occupazione americane in Iraq, e in risposta ai massacri dell’entità sionista contro il nostro popolo a Gaza, i combattenti della Resistenza islamica in Iraq hanno attaccato la base di occupazione statunitense di Harir a Erbil, oggi, con droni”, riporta l’agenzia curdoirachena Rudaw.

Due fonti “di alto rango” citate dalla stessa agenzia hanno però assicurato che al momento non è stato segnalato alcun attacco e che la situazione nella base è tranquilla. Le autorità del Kurdistan iracheno, dove si trova la provincia, rilasceranno un comunicato sulla situazione nella zona nelle prossime ore.

Baghdad convoca l’ambasciatore Usa: “Aggressione”

Il ministero degli Esteri iracheno ha intanto convocato l’incaricato d’affari Usa a Baghdad, David Burger, per presentare una nota di protesta contro i raid condotti dagli Stati Uniti contro obiettivi di gruppi filoiraniani in territorio iracheno. Un attacco che viene definito “un’aggressione americana”, in una dichiarazione del ministero, secondo quanto riferisce al Jazeera.

Raid Usa in Iraq e Siria, Iran: “Nuovo errore strategico”

Il governo iraniano ha intanto descritto l’attacco lanciato venerdì notte dagli Stati Uniti contro molteplici postazioni di milizie legate a Teheran in Siria e Iraq come un nuovo “errore” strategico di Washington. In una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Naser Kanani ha descritto gli attacchi statunitensi come una “violazione della sovranità e dell’integrità territoriale di Iraq e Siria, del diritto internazionale e una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite”, prima di ricordare “il pieno sostegno degli Stati Uniti a quattro mesi di attacchi brutali e implacabili” da parte di Israele “contro i residenti di Gaza e della Cisgiordania”.

“L’attacco di ieri sera contro la Siria e l’Iraq è un’azione avventurosa e un altro errore strategico del governo degli Stati Uniti, che non avrà altro risultato che l’escalation della tensione e dell’instabilità nella regione”, ha denunciato il portavoce nei commenti raccolti dall’ Isna.

Nel suo intervento, il portavoce ha detto che “tali attacchi” sono progettati solo per “soddisfare gli obiettivi del regime sionista”, riferendosi a Israele, per “coinvolgere ulteriormente il governo americano nella regione e anche” per mettere in ombra i crimini del regime Sionista a Gaza”. “Il proseguimento di tali avventure costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale”, ha concluso.

Hamas: “Usa hanno gettato benzina sul fuoco”

Con gli attacchi in Iraq e Siria, Washington ha versato “benzina sul fuoco” in Medio Oriente. Così, in una dichiarazione, Hamas ha condannato i raid statunitensi. Gli Stati Uniti “hanno la piena responsabilità per le ripercussioni di questo attacco”, hanno affermato.

“A coloro che versano benzina sul fuoco, assicuriamo che la regione non troverà stabilità, né pace fino a quando non cesserà l’aggressione sionista, i crimini di genocidio e la pulizia etnica del popolo palestinese nella Striscia di Gaza”, afferma Hamas. A riferirne è il Times of Israel.

Il bilancio dell’attacco Usa in Iraq

Sarebbero almeno 34 le persone rimaste uccise nei raid americani in Siria e Iraq contro postazioni delle milizie filoiraniane: 16 i morti in Iraq, dove altre 25 persone sono rimaste ferite, secondo quanto reso noto dal governo iracheno, 18 in Siria, stando ai dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

adnkronos

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