Salpata prima nave ong con aiuti da Cipro verso Gaza. Pioggia di razzi Hezbollah su Israele

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Finalmente salpata da Larnaca, Cipro, dopo un rinvio di un paio di giorni dovuto a ‘ragioni tecniche’, la nave di Open Arms diretta a Gaza con un carico di 200 tonnellate di aiuti umanitari. Lo ha reso noto la ong World Central Kitchen, che ha raccolto gli aiuti destinati alla popolazione palestinese. Il viaggio della nave della organizzazione non governativa spagnola viene usato come ‘progetto pilota’ in vista dell’apertura di un corridoio marittimo umanitario annunciato nei giorni scorsi a Cipro dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Sul suo account X, Open Arms ha pubblicato un video che mostra la nave mentre salpa dal porto cipriota di Larnaca. Il viaggio dovrebbe durare due giorni-due giorni in mezzo, in base alle condizioni della navigazione. Per ragioni di sicurezza non è stato riferito dove la nave attraccherà (a Gaza c’è solo un piccolo porto di pescatori che non è adatto ai cargo), mentre non è chiaro come avverrà la distribuzione degli aiuti, anche per evitare assalti e incidenti come quelli dei giorni scorsi.

Von der Leyen: “Serve pausa umanitaria subito”

“Naturalmente Israele ha il diritto di difendersi e di combattere Hamas. Ma la protezione dei civili deve essere garantita in ogni momento, in linea con il diritto internazionale. E al momento c’è solo un modo per ripristinare un flusso adeguato di aiuti umanitari: la popolazione di Gaza ha bisogno di una pausa umanitaria immediata che porti a un cessate il fuoco sostenibile. E ne ha bisogno adesso”, ha detto quindi oggi la presidente della Commissione Europea durante la plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo.

“Diversi Paesi, tra cui alcuni dei nostri Stati membri, hanno iniziato a paracadutare aiuti umanitari dalla Giordania a Gaza. E oggi posso annunciare che abbiamo attivato il meccanismo di protezione civile dell’Ue per rafforzare il nostro sostegno”, spiega, aggiungendo: “Incoraggio tutti gli Stati membri a contribuire con le loro risorse, per consentire una fornitura stabile e significativa di aiuti a Gaza”, sottolinea.

Gli Stati Uniti “lavoreranno per allestire un porto galleggiante per scaricare le navi” dirette da Larnaca, sulla costa est di Cipro, a Gaza. “Fino a quando non sarà pronto, lavoreremo con navi più piccole”, sottolinea poi von der Leyen. “La situazione sul campo – aggiunge – è più drammatica che mai e ha raggiunto un punto critico. Abbiamo tutti visto i resoconti che parlano di bambini che muoiono di fame. Non può essere. E dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per fermarlo. Tutti sanno quanto sia difficile spostare gli aiuti dentro e dentro Gaza. Tutti i percorsi devono essere utilizzati per raggiungere le persone bisognose. È qui che entra in gioco il corridoio marittimo. Può contribuire ad aumentare la quantità di aiuti che raggiungono effettivamente le persone nel nord di Gaza”, spiega.

Raffica di razzi dal Libano contro Israele

Raffica di razzi di Hezbollah contro il nord di Israele. Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane (Idf), i militanti libanesi hanno lanciato 70 razzi contro le Alture del Golan, in uno degli attacchi più pesanti dal 7 ottobre. Non si hanno per ora notizie di vittime. Poco dopo una nuova pioggia di razzi sullo Stato Ebraico. Secondo quanto riferito da media israeliani, infatti, dopo il primo lancio questa mattina ne sono stati sparati altri 30, per un totale di un centinaio. Gli attacchi sono avvenuti mentre le Idf confermavano di aver condotto raid in Libano contro strutture dei militanti filoiraniani.

Hezbollah ha quindi rivendicato il lancio di un centinaio di razzi Katyusha contro il territorio israeliano riferisce il Times of Israel, precisando che il movimento sciita libanese ha dichiarato in una nota di aver preso di mira due basi dell’esercito israeliano sulle Alture del Golan. Secondo Hezbollah, l’attaccio massiccio è una risposta ai recenti raid israeliani sul Libano, incluso quello della scorsa notte su Baalbek in cui è morto un civile.

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ricevuto intanto una delegazione di Hamas guidata dal membro dell’ufficio politico del movimento palestinese, Khalil al-Hayya. Lo riferisce l’emittente libanese Lbci, precisando che durante il colloquio sono stati analizzati gli ultimi sviluppi a Gaza e in Cisgiordania. Le discussioni hanno inoltre riguardato i negoziati in corso per fermare l’operazione israeliana nell’enclave.

Israele annuncia restrizioni per ingresso a moschea Al-Aqsa

Le autorità israeliane hanno annunciato una serie di restrizioni per i palestinesi della Cisgiordania che vorranno entrare a Gerusalemme e nella Spianata delle Moschee durante il mese di Ramadan. Il Coordinatore delle attività governative nei territori (Cogat), l’autorità militare israeliana responsabile dei Territori palestinesi, ha indicato in un comunicato che il venerdì potranno entrare nella moschea di Al-Aqsa gli uomini sopra i 55 anni, le donne sopra i 50 e i bambini fino a dieci anni.

I palestinesi dovranno avere un permesso Cogat valido, che sarà soggetto a revisione da parte delle forze di sicurezza. Inoltre, le autorità si riservano la possibilità di introdurre modifiche nel corso del mese, come riportato dal quotidiano The Times of Israel.

Le autorità non hanno precisato se i palestinesi della Cisgiordania potranno visitare Gerusalemme dalla domenica al giovedì durante il Ramadan, mentre è stato confermato che gli abitanti di Gaza non potranno accedere all’area a causa della guerra nella Striscia.

Ministero Sanità Gaza: “31.184 morti da 7 ottobre”

Sarebbe intanto salito a 31.184 il numero delle persone che hanno perso la vita nella Striscia di Gaza dall’inizio della rappresaglia israeliana lo scorso 7 ottobre per l’attacco subito da Hamas. Ad aggiornare il bilancio è il ministero della Sanità di Gaza controllato dai miliziani, aggiungendo che 72.889 sono rimaste ferite. Nelle ultime 24 ore sarebbero 72 i palestinesi rimasti uccisi e 129 quelli feriti negli attacchi israeliani, spiega il ministero.

Hamas: “Netanyahu ostacolo a qualsiasi intesa”

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, “è un ostacolo a qualsiasi intesa”. A dichiararlo ad al-Jazeera il dirigente di Hamas, Mohammad Nazzal, secondo cui i mediatori – Egitto e Qatar – sono al lavoro per cercare di tirare fuori dall’impasse i negoziati per un potenziale accordo sugli ostaggi e un cessate il fuoco temporaneo.

“I negoziati non si sono fermati. Negli ultimi giorni si è arrivati a un punto morto, ma il Qatar e l’Egitto stanno lavorando duramente per proseguire”, ha dichiarato. “Hamas risponde ai mediatori e sta cercando di cooperare positivamente, ma Netanyahu è un ostacolo a qualsiasi intesa – ha aggiunto -. I negoziati non si fermeranno finché Netanyahu non soddisferà le condizioni di Hamas”.

Qatar: “Non siamo vicini ad accordo, ma fiduciosi”

“Non siamo vicini a un accordo su un cessate il fuoco a Gaza, ma rimaniamo fiduciosi”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, nel corso di una conferenza stampa a Doha, aggiungendo che i colloqui sono in corso. Il portavoce ha spiegato che l’emirato sta lavorando per stabilire un cessate il fuoco permanente a Gaza, piuttosto che una tregua a breve termine di pochi giorni.

Israele ha affermato che qualsiasi cessate il fuoco deve essere temporaneo e che il suo obiettivo resta la distruzione di Hamas e il ritorno di tutti gli ostaggi. Il gruppo terroristico ha annunciato che rilascerà gli ostaggi solo nell’ambito di un accordo che metta fine alla guerra.

“Non vediamo le parti convergere su un linguaggio che possa risolvere l’attuale disaccordo sull’attuazione di un’intesa”, ha proseguito il portavoce, secondo cui tutte le parti “continuano a lavorare per raggiungere un accordo, si spera entro i limiti del Ramadan”. Al-Ansari, tuttavia, ha precisato di non poter indicare “alcuna tempistica” per un’intesa, evidenziando che la situazione rimane “molto complicata sul campo”.

007 Usa: “Leadership Netanyahu a rischio”

La sopravvivenza come primo ministro Netanyahu è “a rischio” a causa della guerra a Gaza. E’ quanto si evidenzia intanto in un rapporto pubblicato dall’Ufficio del Direttore della National Intelligence americana. “La mancanza di fiducia da parte dell’opinione pubblica nella capacità di governare di Netanyahu si è approfondita e ampliata ancora di più rispetto a prima della guerra. Stiamo assistendo a grandi proteste per chiedere le sue dimissioni e lo svolgimento di nuove elezioni. Un governo diverso e più moderato è uno scenario possibile”, si legge nel rapporto.

Secondo il documento, rilanciato stamane dai media dello Stato ebraico, Israele deve aspettarsi di affrontare una crescente pressione internazionale a causa della situazione umanitaria a Gaza. Si afferma inoltre che Israele e Iran stanno tentando di adattare le loro azioni l’uno all’altro in modo da evitare un escalation del conflitto in piena regola tra i due Paesi.

“Riteniamo che la leadership iraniana non sia stata coinvolta nella pianificazione dell’attacco del 7 ottobre e che non avesse informazioni preliminari sull’attacco”, aggiunge il rapporto, secondo cui Israele dovrà affrontare la resistenza armata di Hamas per molti anni, mentre le Idf continueranno a tentare di distruggere i tunnel del movimento.

Idf: “Sospetto jihadista arrestato a Jenin”

Un sospetto militante della Jihad Islamica è stato arrestato in un’operazione delle Forze di difesa israeliane (Idf) a Jenin, in Cisgiordania. Lo riportano i media dello Stato ebraico, secondo cui l’uomo – identificato come Mahdi Fayyad – è accusato di aver sparato e lanciato esplosivi contro le forze israeliane. Nel corso della stessa operazione sono finiti in manette altri due palestinesi ed è stato sequestrato un fucile d’assalto.

Al via missione Copasir a Tel Aviv

Inizia intanto oggi la missione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica in Israele e presso l’Autorità nazionale palestinese. Il Copasir avrà occasione di incontrare a Tel Aviv, Gerusalemme e Ramallah i principali soggetti istituzionali israeliani e palestinesi e fare il punto sulle implicazioni per la sicurezza nazionale del conflitto in Medio Oriente. Lo rende noto la Camera.

adnkronos

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