Il «debanking» arriva in Francia: conti correnti chiusi a chi dissente

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Il detto “mettere le mani nelle tasche”, quando si parla di politica che maneggia i soldi dei cittadini, non è del tutto calzante ma rende l’idea di un nuovo pericolo sull’orizzonte globale: il “de-banking”. Questo termine anglosassone, in alternativa con unbanking, definisce la scelta di una banca di non offrire più servizi bancari a un cliente.

Non essendoci una italiano che traduca il termine, ci accodiamo alla scelta del quotidiano “La Verità” che ha mantenuto l’inglese “de-banking”, assonante con debunking, un’altra arma dei tempi moderni. Ma questa è un’altra vicenda.

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La pratica, che applica le normative relative a riciclaggio e corruzione, è legata alla percezione da parte dell’istituto bancario di un possibile rischio derivante dal correntista. Un rischio che può essere finanziario, legale o di immagine, ma può anche rivolgersi verso le cosiddette PEP, persone (o gruppi) esposte politicamente.

Nel Regno Unito, le banche hanno chiuso senza preavviso oltre 343.000 conti tra il 2022 e il 2023. I più colpiti da questo provvedimento sono i gruppi legati all’Islam, che da anni lamentano questa sorta di persecuzione finanziaria. Ma a portare alla ribalta il de-banking è stato il caso di Nigel Farage, ex presentatore televisivo inglese presidente del ‘partito della Brexit Reform UK, che nel 2023 ha dichiarato di avere subito la chiusura del proprio conto bancario collocato in un istituto controllato dalla Royal Bank of Scotland, banca con il 39% di partecipazione pubblica. Una chiusura legata a motivazioni politiche, rilevate da una schedatura fatta nei suoi confronti

Ma mentre il caso di Farage ha attirato un’attenzione e una condanna diffuse, molti nella comunità musulmana britannica patiscono tuttora le conseguenze del provvedimento.

Altri Governi hanno adottato la tecnica del de-banking

Quanto un conto in banca possa essere importante in una società sempre è abbastanza chiaro, e l’utilizzo del blocco senza preavviso e motivazioni sta dilagando.

Nel febbraio del 2022 il Canada aveva dichiarato lo stato d’emergenza per frenare la protesta dei camionisti canadesi contro i provvedimenti anti Covid in vigore nel Paese. Tra le misure decise dal primo ministro canadese Justin Trudeau c’era anche il blocco dei conti correnti “posseduti o controllati da chiunque fosse coinvolto” nelle proteste. Dopo una settimana di proteste, Trudeau ha revocato la decisione, lasciando comunque pesanti conseguenze e creando un temibile precedente.

Anche la Francia di Emmanuel Macron sta facendo largo uso del blocco dei conti. Una semplice lettera inviata dalle banche può portare alla chiusura dei conti correnti di profili ritenuti “sospetti” per ragioni politiche, come nel caso di attivisti patriottici e nazionalisti. La tecnica ritorsiva e diffamatoria vede sempre più spesso la partecipazione dei media, con segnalazioni in concomitanza con l’apparizione di associazioni o personaggi scomodi nel contesto pubblico. Ed è evidente nel caso di organizzazioni critiche nei confronti del Governo.

Kennedy Jr mette il problema de-banking nel suo programma per USA2024

Sul tema dei conti correnti sequestrati dalle banche punta molto la campagna per le prossime presidenziali americane di Robert F. Kennedy Jr. (Autore di Byoblu Edizioni). Dopo il caso della chiusura del conto del dottor Joseph Mercola, descritto dal New York Times come “il diffusore più influente della disinformazione sul coronavirus online”, Kennedy aveva dichiarato: “Quando ho assistito a questo uso devastante della repressione del governo mi sono reso conto per la prima volta di quanto il denaro libero sia importante per la libertà quanto la libertà di espressione”.

Fonte : https://www.byoblu.com/

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