Sulla politica dell’informazione per la sicurezza

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Le minacce alla sicurezza nazionale esterne ed interne, analizzate dalla prospettiva dell’intelligence, sono il fulcro della Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2023, che evidenzia le principali direttrici di intervento lungo le quali gli Organismi informativi – DIS, AISE e AISI – hanno operato a tutela degli interessi nazionali.

Il documento si divide in tre grandi capitoli: “Scenari geostrategici”, “Il mondo in trasformazione”, “La sicurezza nazionale”.

La responsabilità di orientare l’agenda del G7, cui l’Italia assolve nel suo anno di presidenza, conferisce uno speciale valore al concorso informativo che l’Intelligence può apportare alla governance delle grandi questioni “trasversali”: ciò con particolare riguardo al peculiare amalgama di rischi e opportunità che le stesse comportano per la tenuta economica e sociale delle liberaldemocrazie, chiamate a prevenire e contrastare minacce comuni proprio perché accomunate, a loro volta, dal riconoscersi in una costellazione di valori antitetici agli obiettivi che animano gli attori ostili.

«Nel progressivo scolorire delle tradizionali distinzioni definitorie e operative tra i multiformi fenomeni di minaccia, ora sempre più intrecciati fra loro non solo nell’ambiente digitale ma anche in quello analogico, i variegati fattori di instabilità globale proiettano sul prossimo futuro una forte incertezza».

In riferimento alla sicurezza interna, l’Intelligence, in stretta sinergia informativa con le Forze di polizia, ha continuato a porre particolare attenzione all’attivismo anarco-insurrezionalista che, anche nel 2023, «ha rappresentato, nello scenario eversivo interno, il più concreto e insidioso vettore di minaccia. Secondo quanto emerso, la metodologia operativa si è dispiegata su un piano sia “pubblico” che “clandestino”, con un ampio ventaglio d’interventi, da cortei e presidi, in alcuni casi pure al fianco di altre realtà antagoniste per innalzarne il livello di radicalità, agli atti di vandalismo e danneggiamenti, fino ad azioni, potenzialmente più pericolose, poste in essere con manufatti incendiari ed esplosivi».

In riferimento, invece, alla criminalità organizzata, le evidenze intelligence riguardanti le consorterie criminali più strutturate «confermano la propensione verso una silente infiltrazione nel tessuto economico sano in luogo di più visibili reati predatori, strategia che porta a una sempre maggiore integrazione delle stesse in veri e propri circuiti affaristico-criminali».

Questa connotazione “imprenditoriale” tende così a creare o consolidare relazioni trasversali, sfruttando zone grigie nelle quali la demarcazione tra legalità e illegalità è sempre più sottile. La considerevole disponibilità di risorse finanziarie, ritraibili dai traffici illeciti, rende poi la criminalità ancor più competitiva, soprattutto in una fase storica connotata da crescenti difficoltà economiche, acuite dalla contingenza internazionale sfavorevole, aggravata prima dall’emergenza sanitaria e poi dai riflessi dei vicini conflitti in atto.

Il documento mira anche ad arricchire il dibattito pubblico con una peculiare chiave di lettura dei nuovi scenari che andranno dischiudendosi nei prossimi mesi, a ulteriore testimonianza dell’impegno della comunità d’Intelligence nazionale ad assolvere alla propria missione, e alle delicate responsabilità connesse all’utilizzo di uno strumento non convenzionale, nell’esclusivo interesse della Nazione e delle sue istituzioni democratiche.

Ciro Troiano

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