Lacrime di coccodrillo

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“Io non sto con Decaro”.

E’ un convincimento popolare, in contraltare all’omologo declinato nella versione affermativa, che circola in rete.

Chi è su questa linea la motiva sostenendo che il Sindaco non è riuscito a scongiurare l’infiltrazione mafiosa nell’amministrazione barese preservandola dai voti di scambio e dalle presenze sospette nelle municipalizzate.

 

Abbiamo visto in TV, sulle reti regionali e nazionali, le sue esternazioni commosse.

Segue una lettera aperta al Primo cittadino:

 

“Sindaco Decaro,

adesso vieni a piangere dopo che non ti sei ribellato per tempo a tutto questo sfacelo?

E com’è? Quando dovevi ‘scodinzolare’ al governo (per usare un appello metaforico rivolto da un oppositore in una diretta parlamentare trasmessa il 20/3/2024), scendevi per strada a tormentare i cittadini che stavano per i fatti loro sul Lungomare di Bari, invece che rimanere segregati in casa!

E quando il clan Parisi comandava in casa nostra, tu perché non sei sceso per strada ad avvisarci di un pericolo almeno pari, se non superiore, all’influenza virale del momento?

Questa condizione ha decretato il rischio fortissimo di commissariamento del Comune. La giunta Decaro, con tutto il suo entourage, ne è responsabile oggettivamente, quantomeno.

Due anni di emergenza ‘da commissariamento’, se sarà confermato, rappresenteranno una sciagurata sospensione della democrazia che alienerà al cittadino la possibilità di autodeterminarsi nelle elezioni di giugno 2024.

Abbiamo visto cosa risolvono le emergenze nel tragico ultimo periodo Covid!

Sarà un’altra sventura, avendo consentito al governo nazionale di strumentalizzare questi fatti seri, concretizzati dalla camorra barese all’interno dell’amministrazione.

Governo e Amministrazione stanno intrattenendo beghe partitiche da stadio calcistico tra due fazioni bisbetiche, molto più simili tra di loro di quanto il ‘finto-centro’, colorato di rosso o di nero, voglia mostrare.

Qui, nel ‘Centro’ della questione non c’è più niente di politico, se non il centro di interessi illeciti.

Smettiamo di parlare di ‘Destre sinistre’ e di ‘Sinistre maldestre’. Siamo seri!

Ormai lo scenario politico si divide in: Onesti e Corrotti. Sono rimasti solo questi i due partiti riconoscibili dalle persone di buona volontà, che non bevono più le chiacchiere delle finte diatribe tra chi, nella storia, si è confuso negli ideali e ha travolto le speranze dei cittadini per enfatizzare tendenziosamente un maccartismo finalizzato al gioco del marketing elettorale dei contendenti.

Si sapeva da quando Giorgio Gaber profetizzava gli scenari futuri chiedendo: “Ma cos’è la Destra, cos’è la sinistra?”.

Quella canzone è ancora un manuale di storia contemporanea, tuttora applicabile.

Giorgio Gaber

Un moto di scoramento induca un rigurgito di compostezza in chi si aspetta dalla vera politica un risultato diverso da quello atteso in una partita di calcio.

Il popolo barese più sano pretenda il recupero dei valori fondanti dalla ‘famiglia allargata del Comune di Bari’, che merita di essere condotta finalmente con l’etica del ‘Buon padre di famiglia’ (e pure della Madre, a complemento del motto gergale per rigore bipartisan).

Non dubitiamo che il fuoco incrociato delle strumentalizzazioni sui fatti di attualità a Bari riguardi sia l’amministrazione comunale barese che il governo nazionale, ‘lanciandosi i piatti addosso’.

Però, come in ogni famiglia, i cittadini sono come i figli che ci vanno di mezzo tra i genitori che litigano.

Il problema più grosso è che si sta togliendo al popolo il diritto di votare operando la propria scelta, tra la malavita e la civiltà, che si dovrebbe tenere l’8 e 9 giugno 2024 e che ora è in dubbio.

Non sfugge a nessuno che il commissariamento, a soli tre mesi dal confronto elettorale, risulti una manovra soverchiante del potere gerarchicamente superiore per inibire quello inferiore, di colore opposto.

È un totale rovesciamento della democrazia mistificato con una cura alla mafia: un RIMEDIO che sarà peggiore del MALE”.

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