Una intimidazione ogni 28 ore, ecco il report sugli ‘Amministratori sotto tiro’

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Sono 315 gli atti intimidatori, di minaccia e violenza (-3,5% rispetto al 2022, quando furono 326) rivolti nel corso dell’anno contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della pubblica amministrazione, registrati da Avviso pubblico in tutto il Paese. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto di Avviso pubblico ‘Amministratori sotto tiro 2023’ che viene presentato a Roma, nella nuova sede della Federazione nazionale della Stampa italiana. Una intimidazione ogni 28 ore.

Dopo il picco registrato nel 2018 (574 intimidazioni), si giunge cinque anni dopo ad un dato pressoché dimezzato (- 45%), il più basso dal 2011.

I casi di minacce dirette e indirette che hanno visto coinvolte le donne sono stati il 17% del totale, emerge ancora dal report. Rispetto al 2022, quando furono i social network e le lettere minatorie le tipologie più utilizzate per intimidire amministratrici e dipendenti, nel 2023 un caso su tre (il 31,5%) ha visto utilizzare l’incendio.

Il rapporto di Avviso Pubblico si sofferma da alcuni anni sulle intimidazioni che giungono agli amministratori locali e al personale della pubblica amministrazione da comuni cittadini. Episodi e situazioni che hanno un peso specifico sul numero totale dei casi censiti, pari al 26% nel 2023 (percentuale stabile rispetto al 2022). Un caso su quattro.

Il 21% dei 315 casi censiti da Avviso Pubblico nel 2023 sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, la fotografia scattata dal rapporto di Avviso pubblico. Questi atti intimidatori hanno coinvolto ben 42 Comuni (14 in Campania, 10 in Calabria, 10 in Sicilia, 5 in Puglia, 3 in altre regioni).

I piccoli comuni sono i più colpiti dal fenomeno delle intimidazioni. In particolare per il 55% sono coinvolti comuni fino a 20mila abitanti, a seguire per il 19% comuni dai 20mila ai 50mila abitanti e per il 26% comuni oltre 50mila abitanti.

Sono 263 gli atti di violenza rivolti nel 2023 contro gli amministratori locali in Europa (216 nei paesi Ue, 47 nei paesi extra Ue). Il paese più colpito dal fenomeno è la Francia, con un totale di 127 casi censiti, più del doppio di quelli registrati in Italia nello stesso anno (63). L’Italia aveva ininterrottamente mantenuto il primato tra il 2020 e il 2022. A seguire Grecia (12, contro i 5 del 2022), Germania (6) e Cipro (4). E’ quanto emerge dai dati di Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled), con cui Avviso Pubblico ha sottoscritto un protocollo di collaborazione.

Acled è un’organizzazione no-profit registrata negli Stati Uniti, che porta avanti un progetto di raccolta, analisi e mappatura delle crisi disaggregate, registrando le date, gli attori, i tipi di violenza, i luoghi e le vittime di tutti gli eventi di violenza politica e di protesta riportati in tutto il mondo. I dati di Acled si riferiscono agli atti di violenza rivolti contro rappresentanti, funzionari e impiegati delle amministrazioni locali o dei governi nazionali a livello locale. Al contrario di Avviso Pubblico, Acled non censisce altre tipologie di minacce.

Sono due le caratteristiche principali del fenomeno a livello europeo. Il primo riguarda l’aumento delle azioni di massa, in particolare in Francia, dove gli amministratori locali sono spesso oggetto di contestazioni violente. Il secondo riguarda la prevalenza della natura anonima degli attacchi agli amministratori locali, confermando una pratica intimidatoria persistente in molti paesi dell’Ue. I paesi con più casi nel 2023 sono stati la Francia (127), l’Italia (63), l’Ucraina (26), la Russia (15) e la Grecia (12).

adnkronos

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