Cronaca di un tramonto annunciato

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Mentre fotoreporter e documentaristi cinetelevisivi mostrano agli abitanti dell’Occidente (e del mondo intero) i segni di un enorme disastro sempre più evidente, con città devastate, case distrutte da missili, bombe, carri armati, aerei da bombardamento; popolazioni con un numero impressionante di bambini  trucidate a colpi di mitra, fucili, pistole, bombe a mano e dove  la guerra non infuria piazze sconvolte da scontri selvaggi tra giovani e maturi dimostranti, da una parte, e polizia, dall’altra, campus universitari occupati manu militari… mentre tutto ciò avviene… il coro delle pulzelle europee (Ursula von der Leyen, Roberta Metsola, Elly Schlein, Giorgia Meloni e altre) continua a intonare canti di guerra.

Le sunnominate, tutte eredi delle potenze dell’Asse e di un Paese “simpatizzante” ma “non belligerante” possono tirar fuori dal loro repertorio molte canzoni divenute famose negli anni Quaranta; non tutte, però, possono compiere l’impresa della Presidente del Consiglio italiana che avendo chiesto di essere votata, alle prossime elezioni europee  con il solo nome di battesimo (senza il cognome, da lei probabilmente considerato poco guerresco) potrà cantare, sostituendo Giorgia, Giorgia a Duce, Duce, l’inno famoso dei giovani mussoliniani: “chi non saprà morir? Il giuramento chi mai rinnegherà?

Naturalmente, il coro ignora (o finge di non sapere) che ciò che sta avvenendo è solo la “Cronaca di una morte annunciata”, per dirla alla Gabriel Garcia Màrquez.  

Scrittori, filosofi, storici, uomini di pensiero avevano tentato da molti decenni di cogliere i segnali di un declino della cosiddetta “civiltà Occidentale”, fondata su una cultura che è solo un coacervo di credenze religiose  e politiche mai realizzate e da considerare (dopo due millenni di inutili tentativi) irrealizzabili; e ciò mentre essa continuava a essere esaltata da interessati e corrotti uomini politici, da spie e generali, per favorire l’imperialismo e il colonialismo anglosassone e non era vista nella sua precipitosa caduta da una massa ottusa e instupidita  dal bisogno di “credere senza pensare”.

In prosieguo di tempo, anche gli autori di immagini audiovisive avevano raccontato storie ad hoc per convincere  anche i più scettici e riluttanti non pensanti ad accettare l’idea del tramonto. Mostrando come stavano realmente le cose e tentando di comprenderne e renderne chiare le ragioni e le motivazioni (sociali e culturali) speravano di far sì che esse, percepite dalle loro antenne mentali particolarmente sensibili, divenissero patrimonio di conoscenza generale.

Nulla da fare.

La retorica della “libertà” e della “democrazia” Occidentale si dimostrava invincibile, insuperabile.

Oggi, però, dopo la catastrofe sotto gli occhi di tutti, quella retorica sembrerebbe costretta ad infrangersi clamorosamente sulle facce di Biden, con i suoi occhi a spillo di rara crudeltà, e di Netanyau, con le grandi orecchie a sventola (da innocuo e accattivante Dumbo).

C’è chi aggiunge anche la faccia di Zelensky (con le sue simpatie neo-naziste per i battaglioni Azov) e di Macron (novello Vercingetorige dai furori gallici e dimentico della bolla di sapone della “mitica” linea Maginot); ma il tema è controverso.

 

Luigi Mazzella

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