Impianti eolici, le pale girano contro il falco grillaio

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«Il nostro set di dati finale include quelli di 1.837 colonie in cinque Paesi, raccolti nel periodo 2016-2021, che ospitavano un totale di 26.324 coppie: 1513 colonie della popolazione iberica (10.895 coppie: Spagna, Portogallo e Francia), 210 della popolazione italiana (9.136 coppie) e 114 di quella balcanica (6.293 coppie). Le aree che mostrano una maggiore esposizione alle turbine eoliche sono situate nell’Italia sud-orientale, in particolare nella regione Appulo-Lucana. Altre regioni ad alta esposizione sono sparse nell’Andalusia meridionale, Castiglia e Navarra (Spagna), nella Francia meridionale e in Sicilia». Questi alcuni dei risultati raccolti da un gruppo di ricercatori italiani, francesi, spagnoli, portoghesi e greci pubblicati qualche giorno fa in un articolo scientifico dal titolo “Valutazione dell’esposizione alle turbine eoliche di un rapace migratore durante il suo ciclo di vita annuale attraverso i continenti”. Il rapace migratore in questione è il falco grillaio (Falco naumanni) che in Puglia, sull’Alta Murgia, ed in Basilicata, soprattutto a Matera, ha il maggior numero di colonie nidificanti. E proprio nella regione Appulo-Lucana il grillaio rischia di scontrarsi con le turbine degli impianti eolici che stanno occupando sempre più territorio, saturandolo e sottraendo aree di alimentazione preziose per questa specie minacciata a livello globale, tutelata dalla legislazione europea (Allegato I della Direttiva “Uccelli”) e da Convenzioni internazionali (Allegato II della Convenzione di Bonn). È incredibile come le colonie di grillaio siano censite e seguite scientificamente, anche applicando trasmettitori satellitari per seguirne le migrazioni, mentre i dati ufficiali sulla localizzazione degli impianti eolici non siano disponibili al pubblico; perciò i ricercatori hanno fatto ricorso a dati raccolti in letteratura.

I ricercatori affermano che «complessivamente, il 26,2% della popolazione europea [di Falco grillaio n.d.r.] nidifica in colonie con almeno una turbina all’interno del buffer di alimentazione, con grandi differenze tra le popolazioni geografiche, trascurabili per la popolazione balcanica (<1%), basse per quella iberica (10%) e considerevolmente elevato per quello italiano (62,8%). […] Nessuna delle colonie portoghesi dispone di turbine all’interno del buffer di alimentazione». Ed ancora, un dato preoccupante: «contrariamente alle aspettative, l’esposizione delle turbine eoliche nei grillai italiani (sia il numero di turbine all’interno del buffer di foraggiamento che la probabilità di avere almeno una turbina all’interno del buffer) è aumentata con l’aumento dell’area N2k (Natura 2000 n.d.r.) all’interno del buffer di alimentazione». I ricercatori hanno anche analizzato i dati relativi alle interferenze degli aerogeneratori con le diverse fasi annuali della vita dei grillai. Ne è così risultato che «durante la riproduzione, le aree con maggiore esposizione sono nel sud-est della Francia e nell’Italia meridionale, mentre durante la fase pre-migratoria le aree con maggiore esposizione includono l’Iberia centro-occidentale e la Sicilia occidentale. Durante entrambe le migrazioni, lo Stretto di Gibilterra rappresenta un punto critico per la popolazione iberica, insieme alla porzione meridionale della penisola iberica. Per la popolazione italiana, l’Italia meridionale, la Sicilia e Malta sono le aree con la maggiore esposizione durante la migrazione. Oltre a queste aree, durante la migrazione pre-riproduttiva, ulteriori aree critiche per la popolazione iberica includono la costa marocchina e del Sahara Occidentale di fronte alle Isole Canarie, Capo Bon e Capo Tarf/Capo Bianco in Tunisia, insieme alla zona centrale – Egeo orientale. Ad eccezione di alcuni individui che hanno svernato in Andalusia e in una piccola area del Mali, non è rilevata alcuna esposizione alle turbine durante la fase di non riproduzione a causa della mancanza di parchi eolici nelle zone di non riproduzione del grillaio europeo».

Nelle conclusioni, i ricercatori evidenziano aspetti preoccupanti dell’impatto degli aerogeneratori con le colonie di falco grillaio. «Il 26% della popolazione riproduttiva europea del grillaio ha almeno una turbina eolica all’interno della zona di alimentazione. Ciò rappresenta un problema urgente di conservazione, considerando che le turbine possono avere un impatto rilevabile sulla mortalità del grillaio dovuta alle collisioni. Nel sud della Francia, sono state segnalate 60 carcasse di grillaio in 11 anni in un unico parco eolico costituito da 31 turbine situato entro 10 km da cinque siti di colonie. La correzione della persistenza delle carcasse e dei bias di rilevamento renderebbe queste cifre tre volte più elevate. I modelli demografici hanno suggerito che un tale tasso di mortalità, indotto da un singolo parco eolico, ha portato a una riduzione della popolazione locale del 22% in 15 anni». Ed ancora, «A livello di popolazione, quasi due terzi della popolazione nidificante italiana (63%) ha almeno una turbina eolica nelle aree di foraggiamento circostanti i siti delle colonie. […] Le autorità italiane, e in misura minore francesi, dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla mitigazione degli effetti potenzialmente dannosi dei parchi eolici esistenti, ad esempio installando sistemi di rilevamento automatico per limitare le turbine quando viene rilevata una determinata soglia di attività di uccelli intorno ai parchi eolici, oltre a dare priorità allo smantellamento delle turbine eoliche al termine della loro vita operativa nelle aree circostanti le colonie più grandi». Infine, «la creazione della rete Natura 2000 sembra aver attenuato, anche se non invertito, il declino delle popolazioni di uccelli nei terreni agricoli e di altre specie comuni. Diversamente dalle nostre previsioni, i nostri risultati suggeriscono che le normative ambientali che governano Natura 2000, che variano ampiamente da Paese a Paese a causa dei diversi quadri giuridici nazionali, non hanno impedito la costruzione di infrastrutture per la generazione di energia eolica attorno alle colonie riproduttive del grillaio. Piuttosto, i terreni di alimentazione della specie, comprese vaste estensioni aperte di terreni agricoli pseudo-steppici coltivati ??a cereali, sono apparentemente siti molto favorevoli per lo spiegamento di turbine eoliche (ad esempio nell’Italia sud-orientale). Tuttavia, va anche detto che almeno in Italia la costruzione di qualsiasi ulteriore parco eolico all’interno dei siti Natura 2000 è vietata dal 2007 (Decreto Ministeriale 17 ottobre 2007 sulle misure minime di conservazione da adottare nei siti italiani Natura 2000)». Su quest’ultima affermazione ci torneremo, soprattutto per comprendere meglio la situazione della Puglia primatista nazionale di insediamento di impianti eolici ma pure delle più grandi colonie di falco grillaio.

Fabio Modesti (www.fabiomodeti.it)

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