Il caso di Argo 16

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Nel settembre 1973 un aereo dei servizi segreti italiani – sigla Argo 16 – viene usato per riportare in Libia dei terroristi arabi sospettati di pianificare un attentato in Italia contro un aereo passeggeri israeliano in partenza da Fiumicino. La restituzione dei terroristi fa parte di un accordo segreto (conosciuto come “Lodo Moro”) fra il governo italiano e l’OLP di Arafat: restituzione di eventuali terroristi catturati, in cambio di una “immunità” da attentati sul suolo italiano. Ma questa restituzione fa infuriare il Mossad, che aveva contribuito proprio alla cattura dei terroristi coinvolti, segnalando le loro azioni ai servizi italiani.

Due mesi dopo, Argo 16 si schianta a terra subito dopo il decollo dall’aeroporto di Venezia. Le cause del disastro non sono chiare. A bordo c’era lo stesso equipaggio che aveva riportato in Libia i terroristi arabi due mesi prima.

Il sospetto di una ritorsione da parte di Israele ha portato il giudice Mastelloni a condurre indagini approfondite, che sono sfociate in un processo contro i vertici del Mossad (accusati come mandanti) e quelli dei servizi italiani (accusati di insabbiamento delle prove). Ma come ogni favola che si rispetti, “Gli avvocati della difesa riuscirono però a smontare tutte le accuse e il 16 dicembre 1999 i giudici conclusero il processo stabilendo che l’aereo cadde per un’avaria o per un errore del pilota.”

La vicenda storica, ben riassunta in questo servizio di Minoli, è particolarmente interessante perchè si inquadra in un periodo in cui l’Italia cercava di mantenere il piede in due scarpe: l’amicizia con gli arabi da una parte, e la collaborazione con Israele dall’altra. La storia ci insegna che tale equilibrismo non è possibile.

Massimo Mazzucco

(Putroppo non è possibile embeddare il video di Minoli, dovete guardarlo direttamente su youtube).

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