Sicurezza del lavoro in Sanità: a UniCamillus si discute di infortuni, burnout e incolumità fisica di medici e operatori sanitari

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Si è svolto a Roma, presso l’Università UniCamillus, il settimo e ultimo del ciclo di convegni di Terza Missione “Orizzonti della Medicina”. Il titolo dell’incontro è stato “Sicurezze nel lavoro in Sanità: infortuni, stress, burnout ed incolumità fisica. Affrontare l’importanza della sicurezza del lavoro tra gli operatori sanitari”. Il focus è stato la sicurezza sul lavoro in ambito sanitario, un tema di crescente rilevanza per il benessere sia degli operatori sanitari che dei cittadini.

Gli operatori sanitari sono esposti a una vasta gamma di rischi che vanno dai pericoli biologici e chimici, al rischio di aggressioni e allo stress cronico dovuto ai turni massacranti e alla responsabilità delle cure. Questi fattori non solo compromettono la salute degli operatori, ma possono anche influenzare negativamente la qualità dell’assistenza offerta ai pazienti.

L’evento ha riunito esperti del settore per discutere le sfide attuali e proporre soluzioni concrete per migliorare le condizioni di lavoro nei servizi sanitari.

I saluti istituzionali sono stati quelli di Donatella Padua, Delegata alla Terza Missione dell’Ateneo nonché Responsabile Scientifica del ciclo di conferenze, che si è mostrata estremamente soddisfatta per il successo e la grande partecipazione ai convegni che si sono tenuti durante quest’anno accademico.

Turni massacranti e rischi elevati

Dopo la Prof.ssa Padua, ha parlato Barbara Porcelli, Consigliera OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma), che ha rilevato il paradosso di come «non dovrebbe esservi organizzazione più sicura del Sistema Sanitario, considerando che il suo obiettivo è proprio la sicurezza dei cittadini», mentre poi non si è altrettanto attenti alla sicurezza degli operatori sanitari. Sempre la Porcelli sottolinea come «dal Rapporto INAIL 2023, la categoria più esposta a rischi rilevata è stata proprio quella degli infermieri».

Per Giovanni Palombi, Responsabile Uoc Sicurezza e Prevenzione ASL Roma 2, questa vulnerabilità di medici e operatori sanitari è dovuta a rischi evitabili e non evitabili. Tra i primi, cita «i turni massacranti e la mancanza di organizzazione»; tra i secondi, «il rischio di aggressione e quello biologico (contatto con fluidi infetti)». Per Palombi, tuttavia, il problema è di tipo culturale, perché «manca la sensibilità in merito alla sicurezza».

A tal proposito, Mario D’Ambrosio, Direttore di UniCamillus Management Academy nonché moderatore del convegno, ha ribadito l’importanza della Carta d’Urbino, introdotta il 2 marzo 2023 a Bilbao in una conferenza pubblica e successivamente discussa in dettaglio durante la sessione conclusiva del “Festival internazionale della Salute e della Sicurezza sul lavoro”, svoltosi a Urbino dal 21 al 23 giugno 2023. Gli autori della Carta di Urbino affermano che “l’integrità psico-fisica delle persone è un bene assoluto e inalienabile”, promuovendo così un approccio etico al lavoro.

Il burnout: il rischio più probabile e il meno denunciato

È proprio l’integrità psico-fisica ad essere minata nel caso degli operatori sanitari, in quanto, come sottolinea Patrizio Rossi, Sovrintendente Sanitario Centrale INAIL, «medici e infermieri sono sottoposti a uno stress cronico dovuto a responsabilità, lavoro spesso svolto da soli e turni logoranti». Sempre Rossi stila una scala percentuale di malattie contratte più spesso sul luogo lavorativo: il 68% riguarda le patologie osteo-articolari, il 15% le malattie del sistema nervoso, l’8% problemi all’udito, un 4% i tumori e un altro 4% le malattie respiratorie, con un 1% di malattie della cute. E il burnout? «È uno dei rischi maggiori per gli operatori sanitari, ma è tra i meno denunciati, perché sarebbe come confessare una fragilità» afferma Lucilla Livigni, Coordinatrice Area benessere organizzativo e rischi psicosociali della Sezione Medicina del Lavoro di Tor Vergata. Le fa eco Andrea Magrini, Direttore Sanitario del Policlinico Tor Vergata, affermando che «anche i suicidi sono frequenti tra gli operatori sanitari».

L’importanza dell’organizzazione del gruppo di lavoro

Il concetto di organizzazione del gruppo può essere una chiave, che può tornare utile anche dal punto di vista contrattuale: è quanto afferma Andrea Filippi, Segretario Nazionale Cgil – Area Sanità Funzione Pubblica, asserendo che i liberi professionisti rischiano di diventare «dei meri prestatori d’opera», mentre una relazione sindacale più consistente li porterebbe ad avere una maggiore sicurezza alle spalle e un miglior coordinamento con i loro colleghi.

Inevitabile menzionare, in questo ambito, la figura del medico del lavoro, spiegata da Antonio Pietroiusti, Professore Ordinario di Medicina del Lavoro presso UniCamillus. Si tratta, infatti, di una figura cruciale, poiché si occupa di svolgere attività di prevenire gli infortuni e di effettuare visite mediche per assicurarsi che i lavoratori godano di buona salute. «Il medico competente deve coniugare conoscenze mediche e lavorative, e adattarle allo specifico contesto lavorativo – spiega Pietroiusti – Ma non solo: deve anche avere buone skill di comunicazione per spiegare ai lavoratori stessi il perché di determinate scelte di sicurezza, rendendoli consapevoli del valore della propria salute».

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