Russia, turisti e residenti stranieri tornano: “Bisogna avere la scorza dura”

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Già nel 2023 gli stranieri avevano iniziato a tornare in Russia. Il flusso di turisti era aumentato allora di 3,5 volte rispetto ai dati registrati l’anno dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina. E fra il mese di gennaio e di aprile di quest’anno, l’andamento si è fatto ancora più deciso, con un ulteriore aumento del 40 per cento dei turisti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnalato proprio oggi dal ministro dello Sviluppo economico Maksim Reshestnikov, citando le nuove regole per visti di gruppo per la Cina e l’Iran, e i colloqui in corso per istituire le stesse procedure facilitate per l’India.

Un aumento, quello dei turisti, che ricalca la ripresa del flusso degli stranieri che rientrano anche per motivi di lavoro o per ragioni familiari, scrive the Beet. E se è vero che i turisti lo scorso anno hanno iniziato a tornare in Russia da quasi ogni Paese, con gli europei in aumento del 30 per cento, i tedeschi ed estoni fra i più assidui, il turismo è solo una parte minima del flusso. Nel 2022 i turisti erano diminuiti complessivamente del 30 per cento rispetto all’anno precedente (meno 90 per cento se si contano i viaggi organizzati)- complessivamente solo 200mila persone, contro gli 1,3 milioni entrati in Russia in quei mesi, per turismo, lavoro, studio, e “viaggi privati”.

La maggior parte di loro è entrata in Russia con un viaggio di nove ore in autobus, o tre ore di treno, dalla Finlandia o dai Baltici. Anche i voli con stop in Paesi terzi, dopo la cancellazione dei voli diretti dalla maggior parte dei Paesi occidentali, è stata complicata, soprattutto per i prezzi dei biglietti alle stelle.

Le ragioni per l’aumento del flusso sono le più disparate e the Beet, newsletter di Meduza, ha raccolto alcune testimonianze. Tony, per esempio, è tornato a Izhevsk, capitale dell’Udmurtia, per l’obbligo a trascorrere qualche giorno ogni anno in Russia per poter mantenere il visto di soggiorno permanente.

Accademici occidentali hanno ricominciato a partecipare a conferenze di studio, alcuni a frequentare gli archivi in Russia. Fra loro uno studioso dell’Università di Cambridge, in Russia due volte dal 2022. “Mantenere contatti con i russi è cruciale, in modo particolare ora. I russi hanno ancora una voce e abbiamo bisogno di ascoltarla”, ha testimoniato.

Craig, un californiano, con un figlio in Russia invece era partito solo perché il suo visto di lavoro era terminato in coincidenza con l’inizio della guerra. E’ tornato e la guerra, dice, “non ha alcun impatto” sulla sua decisione di farlo. Raymond, insegnante di inglese, è tornato dopo un anno dall’inizio dell’invasione. E la richiesta di lezioni è aumentata, dato che molti suoi colleghi hanno lasciato il Paese nel frattempo.

“Molti dei nuovi arrivati dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti cercano solo di fuggire dai problemi dell’Occidente, il woke, il politicamente corretto”. Un tema ricorrente nelle testimonianze degli occidentali che hanno scelto di tornare.

Tutti confermano la disponibilità di prodotti occidentali nei negozi, così come di quelli autoctoni. Che i loro locali preferiti rimangono aperti. L’unica difficoltà è quella di inviare denaro all’estero e viaggiare, ma non è impossibile. Vivono tutti in una bolla. “Devi avere la corazza dura”, ammette Craig. E hanno imparato dai russi.

adnkronos

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