Nessuna libertà deve essere tarpata

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“Si trattava di uccelli custoditi in area recintata e non destinati alla migrazione”, questo il primo motivo di un ricorso in Cassazione di un imputato accusato di maltrattamento di animali per aver tarpato le ali ad alcuni uccelli. Non si tratta solo di un debole motivo di difesa, ma di un vero proprio manifesto specista, dell’affermazione di una visione figlia dell’ideologia del dominio: gli uccelli non devono migrare, quindi a cosa servono le ali? “Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano” ci ricorda “Il gabbiano Jonathan Livingston” e a volte sono più le menti umane ad essere tarpate che non le ali degli uccelli.

Del fatto di cronaca ne abbiamo parlato compiutamente in “La libertà tarpata”. Nel mese di settembre 2022, i militari del Nucleo Carabinieri C.I.T.E.S. di Salerno, sequestrarono 8 fenicotteri rosa, 3 fenicotteri rossi e 3 pellicani bianchi maggiore. A tutti gli individui erano state tarpate per l’intera lunghezza entrambe le ali, mediante recisione delle penne remiganti primarie e secondarie, al fine di evitarne la fuga dalle aree recitante loro destinate. Una persona fu denunciata per maltrattamento di animali.

Il ricorso per Cassazione è stato ritenuto manifestamente infondato e la decisione impugnata in linea con i precedenti di legittimità (Cassazione penale sez. III – 07/03/2023, n. 29824).

Prenderemo in esame solo i punti relativi al fumus del reato di maltrattamento, ovvero il primo, quello relativo agli uccelli “non destinati alla migrazione” e il quarto, altra chicca, con il quale si eccepisce “la violazione di legge perché la tarpatura delle ali era operazione assimilabile al taglio delle unghie del gatto, non era né dolorosa né dannosa per l’animale, trattandosi di zone cheratiniche non vascolarizzate”.

Com’è noto, l’art. 544-ter c.p., relativo al maltrattamento di animali, punisce chiunque cagioni una lesione all’animale o lo sottoponga a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche (comma 1), ovvero gli somministri sostanze stupefacenti o vietate o li sottoponga a trattamenti che gli procurino danni alla salute (comma 2).

Nel merito della vicenda, va ricordato che già in altre occasioni la Suprema Corte si è occupata del maltrattamento dei volatili. Per esempio, tutte le volte in cui gli uccelli sono stati trovati in gabbia in condizioni inappropriate la giurisprudenza ha ravvisato il delitto di maltrattamento.

Con sentenza n. 29510 del 17/04/2019, ad esempio, la stessa III  Sezione ha specificato “che il piumaggio, diversamente dal pelo che copre i mammiferi, costituisce parte non solo integrante ma altresì funzionale del volatile, fornendo il sostegno aerodinamico necessario al volo (penne remiganti), nonché il controllo e la regolazione del volo stesso (penne timoniere), per cui la tarpatura delle ali costituisce a tutti gli effetti una lesione compromettente la stessa libertà di movimento dei volatili. E non si può obiettare che le penne ricrescano, perché comunque si è agito violando il naturale periodico ricambio e alterando l’etologia dell’animale”.

Nella fattispecie, ricorda la Cassazione, il Tribunale del riesame “ha accertato, nei limiti della cognizione sommaria della cautela e sulla base delle dichiarazioni dei medici veterinari, che il taglio delle penne remiganti era stato eseguito in taluni soggetti in prossimità delle penne copritrici primarie, in altri soggetti a un terzo o a metà del rachide della penna, esponendo gli uccelli all’insorgenza di eventuali lesioni epidermiche alla regione della groppa. Le modalità di recisione delle ali avevano inoltre cagionato un impedimento totale del volo e avevano comportato uno sbilanciamento nella deambulazione nonché la predisposizione a patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, del sistema cardiocircolatorio e respiratorio. Inoltre, l’inibizione del volo generava un forte stress e una profonda frustrazione perché impediva la fuga in caso di predazione e mortificava l’istinto naturale alla migrazione. La tarpatura costituiva pertanto una disabilità forzata atteso che le penne remiganti costituivano la parte più importante del piumaggio degli uccelli in quanto indispensabili per volare. L’indagato, sempre secondo la Cassazione “si è limitato a propugnare una tesi alternativa, e cioè che, trattandosi di uccelli custoditi in un’area privata, non erano destinati al volo, perché anzi il volo li avrebbe esposti a pericolo, e che comunque la tarpatura delle ali era una pratica non dannosa”.

“L’unica vera legge è quella che conduce alla libertà”, così Richard Bach, e questo vale per tutti: umani e no.

Gabbiani, fenicotteri, o altri animali, nessuna libertà deve essere tarpata.

 

Ciro Troiano

 

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