Caso Alessia Pifferi e Pubblico Ministero Francesco De Tommasi. Ritratto di un grande Magistrato

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Si è concluso da più di un mese il processo di primo grado presso la Corte d’Assise di Milano a carico di Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo per aver causato il decesso della sua povera bambina Diana, abbandonata per sei lunghi giorni nell’afoso Luglio del Duemilaventidue nella sua abitazione di Via Parea, zona periferica di Milano.

Questo processo ha avuto un’esposizione mediatica non indifferente, a causa del carico di emozioni di tristezza e di empatia, verso la povera vittima innocente di questo orrendo evento, una creatura di appena diciotto mesi morta di stenti, incapace persino di piangere, certamente a causa dell’eccessiva afa di quei giorni, in un lettino da campeggio che è diventato ahimè la sua tomba.

Ora al netto di ogni valutazione morale sul caso in esame, su cui oramai ognuno di noi, addetti ai lavori e non,  si è creato un’idea, giusta o sbagliata che sia, e su cui mi sembra fuorviante almeno in questa sede disquisire oltre, resta il fatto, importante, che giustizia è stata fatta.

La Corte, dopo appena un’ora e mezzo di Camera di Consiglio si è espressa infliggendo a questa donna, la massima pena escludendo l’aggravante della premeditazione.

Da studiosa del diritto e da mamma attenta spettatrice di questo processo, nelle sue fasi alterne, devo proprio ammettere che sono rimasta colpita dall’operato del Pm Francesco De Tommasi il quale, dopo aver ripercorso gli ultimi giorni di vita della sfortunata Diana, ha espresso giustamente la propria totale disapprovazione per la condotta della Pifferi, chiedendo l ergastolo senza sconti,  per una madre che “si è macchiata del più grave dei delitti” .

La sua requisitoria del dodici Aprile scorso, durata più di cinque ore, è stata densa di pathos e merita, a mio modesto parere, di restare negli annali della giurisprudenza penale sia per la delicatezza del tema trattato con estrema sensibilità che per la tecnica impeccabile dimostrata dal suddetto magistrato.

Il Dott. De Tommasi, dopo aver ripercorso quelle sei lunghe giornate di Luglio, mentre Milano era avvolta da un’afa insopportabile, e mentre la condannata era tranquillamente fuori città per godersi la propria storia d amore, incurante del rischio a cui stava esponendo la sua povera creatura in quelle ore drammatiche e fatali, si è lasciato andare alla più intensa commozione.

Ed è in questo preciso istante che mi sono fermata ad  immaginare, come certamente tutti noi, attraverso quell’emozione che traspariva dalla Sua voce, quanta sofferenza abbia potuto patire la piccola Diana, giunta persino ahimè a mangiare un po’ del pannolino che indossava, vinta dai morsi della fame.

Questa povera bambina dolce e sorridente la cui immagine resta nei video e nelle foto che osserviamo con estrema tristezza e dolore, che era incapace persino di piangere forse perché già avvezza ad un’infanzia travagliata.

Tutto il resto è soltanto vuoto e immenso  dolore…

Grazie Pm Francesco De Tommasi, grazie di cuore per aver ridato voce alla piccola Diana…


ROSARIA DE CICCO

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