La farsa della finta vittoria elettorale

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Ciò che rende ridicola la situazione italiana è il fatto che tutti i partiti, in questo uniti e concordi, pur avendo perso consenso e voti per effetto dell’aumento dell’astensionismo cantano vittoria (si può immaginare con gridolini di isterica gioia)  e parlano di incremento delle percentuali dei voti da loro ottenuti . 

Il trucco di questi mestieranti, paragonabili per la loro abilità ai giocatori delle tre carte (“carta vince, carta perde”) che si esibiscono sui marciapiedi cittadini, sta nel fatto che  essi conteggiano le percentuali sul numero dei votanti e non degli aventi diritto al voto; e ciò, secondo le “male lingue”  per nascondere la loro disfatta.

Ora, essi con tale artificio ingannano certamente gli elettori  che assistono (abituati alla credulità da duemila anni di utopie fasulle, propinate come mete possibili, nonostante le multisecolari prove contrarie)  alla loro farsa della finta vittoria, ma sanno bene  che la loro politica, servile nei confronti degli Statunitensi, pesantemente gravosa a carico dei contribuenti per le armi inviate a Zelensky,  corrotta per le malefatte di importanti figure cosiddette “rappresentative”, articolata  in piccoli insignificanti provvedimenti (su cunei,bonus, sussidi, redditi  di varia denominazione, aiuti), confusa sui problemi dell’immigrazione clandestina con deportazioni dagli esiti incerti, e inutilmente rissosa sul piano verbale nel rapporto tra i vari partiti ( nonostante che la casa bruci) è stata sonoramente bocciata dagli Italiani. 

Tutti i leader politici italiani, pur non subendo gli schiaffi in piena faccia di Macron e di Scholz, sono usciti dalla competizione elettorale con le ossa rotta. 

Certamente, essendo impermeabili ai richiami etici di un tempo, tutti resteranno al loro posti (come ha dichiarato espressamente Macron) sfidando un’ulteriore crescita dell’astensione;  che, presumibilmente, aumentando il numero dei giovani, non sarà condizionata dagli osservanti degli slogan del dopoguerra sulla doverosità del voto (che, purtroppo, sono   ancora tanti). 

Vi saranno meno schede bianche, sistematicamente riempite in diverse direzioni con furtive manovre nei seggi, e più assenze dalle urne.

E ciò, senza che vi sia alcuna necessità di leader che invitino, date le circostanze,  ad andare al mare, Non ve ne sarà alcun bisogno perché “poscia più che il dover potrà il disgusto”! (rubacchiando, con licenza di parodia,  dal sommo Dante). 

A quel punto qualche decisione dovrà essere presa: Ci si augura   facendo ricorso a quella ragione che era agli albori della nostra civiltà, prima che venisse travolta da fideisti e filosofi di differente ideologia ma di pari supponente albagia.

P.S. A due amiche, rappresentanti del gentil sesso.

I fanatici delle utopie di ogni natura sostengono, non a torto, che la storia l’hanno fatta  gli idealisti non meno dei realisti. 

Peccato, però, che solo  i secondi, ispirandosi a un sano e concreto  empirismo, alla sperimentazione e alla ricerca di soluzioni razionali hanno tentato di creare organizzazioni socio-politiche del tipo “Democrazia Ateniese” . I primi, sempre pervasi, a loro dire, da amore e sane passioni politiche,  hanno “regalato” all’umanità  gli esodi biblici, le crociate, i massacri del centro-America, le guerre sante, i Talebani, gli Ayatollah, i terroristi di Hamas (e di altre sigle),   l’Israele di Gaza e di Rafah, i gulag e le Cortine di ferro, i lager e gli stermini   nelle camere a gas; e l’elenco dei misfatti degli Idealisti  potrebbe non finire qui.

Allora…è vero, come orgogliosamente scrivono i fanatici delle utopie che gli Idealisti,  hanno scritto le pagine di storia più (dolorosamente) memorabili  ma forse stare in loro compagnia, in un luogo con facile reperibilità di armi,  sarebbe,  in caso di buio improvviso,  più pericoloso di quanto possa essere la compresenza di esseri umani attenti a distinguere, per l’uso della ragione, il loro comportamento da quelle delle bestie feroci. Timeo fanaticos et amicitiam ferentes, si potrebbe dire,  parodiando il verso Virgiliano (Eneide, II).

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