A passeggio tra l’arte: mostre e musei – XVII

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Il Vittoriale delle Italiane
Il Vittoriale degli Italiani è un luogo di culto, di studio, di osservazione, di sogni da inseguire e di realtà da indagare; è uno straordinario contenitore di storia, di cultura, di passione e di scoperte. il presidente Giordano Bruno Guerri ha quindi deciso di mettere a disposizione il Vittoriale per omaggiare la fotografia nell’ambito del Brescia Photo Festival 2024, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, e nello stesso tempo consolidare il legame con le istituzioni del territorio. Nasce così il progetto di una mostra da realizzare nel Golfo Nascosto, il nuovo spazio espositivo sotto le tribune del teatro del Vittoriale che sarà inaugurato per l’occasione. «Siamo felici di dedicare questa giornata e una magnifica mostra alle Italiane – commenta Guerri – a partire dalle dieci importanti fotografe che hanno ritratto come hanno voluto la casa e il parco di Gabriele d’Annunzio. Il Vittoriale inaugura inoltre un nuovo spazio espositivo per iniziative sempre più apprezzate dal pubblico, che qui trova il passato, il presente e una visione del futuro». 
Nasce così Il Vittoriale delle italiane, una mostra ideata e curata da Renato Corsini, direttore artistico del Brescia Photo Festival, che intende coniugare la fotografia al femminile con il mito del Vate. Dieci le artiste coinvolte – Maria Vittoria Backhaus, Mariagrazia Beruffi, Patrizia Bonanzinga, Giusy Calia, Silvia Camporesi, Alessandra Chemollo, Caterina Matricardi, Antonella Monzoni, Luisa Menazzi Moretti e Ramona Zordini – tra le fotografe italiane più talentuose e affermate che sono state invitate a realizzare un lavoro dedicato all’interno e all’esterno della struttura museale di Gardone, con lo scopo di interpretare, ognuna con il proprio stile, tutte le tematiche dannunziane. 
Queste esperte in fotografia d’interni e architettura, abili professioniste nel mondo della moda, impegnate sperimentatrici di antiche tecniche, creative realizzatrici di collage e affermate fotoreporter si sono dedicate secondo il proprio stile a un unico tema con la consapevolezza di produrre immagini destinate a comporre un ulteriore tassello per il già ricco cartellone di iniziative del Vittoriale.
Fino al 30 settembre 2024
Dove: Vittoriale degli Italiani – Brescia
Info: http://www.mostrepalazzobonaparte.it/

 

Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna
L’appuntamento è a fine primavera: si intitola “Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna” si potrà ammirare nei sontuosi spazi di Palazzo Ducale. Curata da Luigi Gallo (Direttore della Galleria delle Marche) e Anna Maria Ambrosini Massari (Docente di Storia dell’Arte moderna all’Università di Urbino), con Luca Baroni e Giovanni Russo, la mostra porta per la prima volta a Urbino le opere di uno dei suoi figli più illustri: Federico Barocci (1533-1612). 
Ma chi era Federico Barocci?
Nato a Urbino tra il 1533 e il 1535 da una famiglia di artisti, già in età adolescenziale mostrava notevoli capacità artistiche e a 20 anni circa ottenne la sua prima commissione, una Santa Margherita per l’oratorio della Compagnia del Corpus Domini, purtroppo oggi perduta. 
Anche la pala d’altare con Santa Cecilia, oggi nella Cattedrale di Urbino, la dipinse a 20 anni quando decise di trasferirsi a Roma, ospite di uno zio che lavorava per il Cardinale della Rovere che rimase colpito dalla bravura del giovane Barocci a tal punto da commissionargli diversi lavori. 
Tra il 1557 e il 1560 l’Artista tornò a Urbino, e poi di nuovo a Roma per per decorare il casino di Papa Pio IV nei Giardini Vaticani. 
Di lì a poco Barocci fu colpito da una malattia che lo avrebbe tormentato per tutta la vita: qualcuno disse che era stato avvelenato da colleghi gelosi, ma ciò lo costrinse a tornare a Urbino e a non allontanarsi più dalla città se non per brevissimi periodi. Questa sorta di emarginazione, e la malattia che lo costringeva a lavorare per poche ore al giorno, tuttavia non fermarono la sua carriera, poiché nonostante una salute cagionevole, gli giungevano le commissioni per la realizzazione di tante opere oggi in larga parte conservate nelle sale della Galleria Nazionale delle Marche e in tanti altri musei italiani e internazionali. 
Nel 1570 ricevette la prima commissione ducale (ovvero il Riposo della fuga in Egitto  che oggi si trova nella Pinacoteca Vaticana di Roma) per il duca Guidobaldo. Trascorsero due anni e Barocci fu incaricato di ritrarre il giovane principe Francesco Maria per celebrarne il ritorno dalla battaglia di Lepanto: questo incontro diede origine a un rapporto sia professionale sia personale tra l’Artista e Francesco Maria, che proseguì per il resto della loro vita. 
Come attestato dallo stesso Duca d’Urbino, malgrado le sue incerte condizioni fisiche, le capacità di Barocci non vennero mai meno: era lento nel lavorare, ma ciò era dovuto anche al metodo di lavoro molto complicato, che comportava centinaia di disegni e studi preparatori oltre ad una complessa tecnica di verniciatura. 
La sua attività artistica coincide col periodo del “Manierismo” – con figure piene di vigore – così come la rappresentazione del suo misticismo si stacca dall’ortodossa narrazione biblica per finire inserita in un contesto più personale; ciò nonostante Barocci guardò con attenzione all’Alto Rinascimento, alle teorie sul colore di Leonardo, alle concezioni pittoriche del Correggio; attraverso queste ispirazioni si costruì uno stile indipendente, contribuendo ad aprire la strada allo sviluppo del Barocco.
Alle sue magnifiche pale d’altare conservate a Roma avrebbero guardato sia Rubens, quando si trovò a lavorare nella decorazione della Chiesa di Santa Maria in Vallicella, sia il giovane Bernini, che nelle figure emozionate di Enea e Anchise e nelle sue estatiche sante riprese alcuni caratteri peculiari di Barocci.
Fino al 06 ottobre 2024
Dove: Galleria Nazionale delle Marche – Urbino
Info: http://www.gallerianazionalemarche.it

 

Estetica della deformazione. Protagonisti dell’espressionismo italiano
In mostra una selezione delle opere della collezione Iannaccone di Milano relative alla linea espressionista dell’arte italiana tra gli anni Trenta e Cinquanta – dalla Scuola Romana al gruppo Corrente.
Tornare a parlare di estetica dell’Espressionismo italiano è un modo per tornare ad analizzare un linguaggio artistico che si è andato confrontando con il mondo figurativo degli anni fra le due guerre.
Con lo sguardo rivolto ai movimenti espressionisti internazionali, i protagonisti del nostro paese hanno rappresentato la realtà oggettiva vista attraverso la loro coscienza soggettiva, con in primo piano l’anima deformante dell’artista in crisi che si riverbera nella deformazione data dalla pittura stessa. In mostra una selezione delle opere della collezione Iannaccone di Milano relative alla linea espressionista dell’arte italiana tra gli anni Trenta e Cinquanta – dalla Scuola Romana al gruppo Corrente – in dialogo in un suggestivo e stimolante dialogo con i dipinti e le sculture conservate nelle collezioni della Galleria d’arte moderna.
Fra gli artisti presenti: Afro, Renato Birolli, Primo Conti, Giuseppe Capogrossi, Felice Casorati, Bruno Cassinari, Ferruccio Ferrazzi, Achille Funi, Renato Guttuso, Carlo Levi, Mario Mafai, Marino Mazzacurati, Ennio Morlotti, Emilio Notte, Fausto Pirandello, Ottone Rosai, Antonietta Raphaël, Aligi Sassu, Scipione, Luigi Spazzapan, Ernesto Treccani, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Alberto Ziveri ed altri
Fino al 01 gennaio 2025
Dove: Galleria d’Arte Moderna – Roma
Info: http://www.galleriaartemodernaroma.it

Gae Aulenti
La Triennale Milano presenta la mostra Gae Aulenti (1927-2012), realizzata in collaborazione con l’Archivio Gae Aulenti e curata da Giovanni Agosti con Nina Artioli, direttrice dell’Archivio Gae Aulenti, e Nina Bassoli, curatrice per Architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale. 
L’esposizione, il cui progetto di allestimento è stato realizzato dallo studio Tspoon, rende omaggio a una delle figure più rappresentative dell’architettura e del design italiano e internazionale del secondo Novecento e dei primi anni Duemila, con la prima grande mostra monografica sulla sua intera carriera, durata oltre sessant’anni.
La mostra ripercorre in maniera sintetica, ma spettacolare, la sua storia umana e professionale, con un occhio di riguardo agli intrecci tra l’architettura e le altre arti, oltre che tra la cultura e la politica. Non si tratta di una scelta, più o meno ampia, di disegni e progetti, prototipi e bozzetti, maquette e fotografie, da esporre sulle pareti o nelle teche, che pur non mancheranno: l’occasione intende essere un ripensamento globale tramite una ricostruzione, in grandezza 1:1, di segmenti dei lavori di Gae Aulenti. 
La scelta si è concentrata su un campionario di tipologie (allestimenti di mostre e di musei, case private, showroom, stazioni di metropolitana, scene di teatro…), che intendono presentare una sequenza di ambienti che il visitatore può esplorare, e che, senza soluzione di continuità, incastrandosi l’uno nell’altro, vorrebbero restituire il senso di una vita, fatta di costanza e fedeltà, ma anche di détour e abbandoni. Un viaggio, quindi, che comincia nell’euforia degli anni Sessanta con la ricostruzione di quell’Arrivo al mare che proprio in Triennale si era visto – ed era stata premiato – nel 1964, con nugoli di sagome di donne di Picasso riflessi sugli specchi, per arrivare a un frammento del piccolo aeroporto di Perugia (2007-2011), intitolato a San Francesco, con le membrature architettoniche dipinte nel rosso prediletto da Gae Aulenti, dove salutarsi per l’ultima volta.
Fino al 12 gennaio 2025
Dove: Triennale Milano – Milano
Info: http://www.triennale.org

 

Artiste a Roma 1910 – 1940 percorsi tra secessione, futurismo e ritorno all’ordine
Mostra di artiste attive a Roma nel corso del Novecento
Nonostante un’ampia presenza di artiste attive a Roma nel corso del Novecento, che hanno peraltro esposto alle Biennali, alle Sindacali e alla Quadriennali, oltre che nelle più importanti gallerie romane, solo negli ultimi anni alcuni studi hanno fatto riemergere dall’ombra il loro lavoro.
La mostra, partendo da una ricognizione delle opere appartenenti alle collezioni capitoline, intende documentare come, dal movimento futurista, attraverso gli anni del fascismo fino al primo dopoguerra, le pittrici e le scultrici di quegli anni abbiano riletto ed interpretato l’impegno artistico, in particolare nella vita culturale della capitale.
Fino al 27 ottobre 2024
Dove: Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi – Roma
Info: http://www.museivillatorlonia.it

 

Mario Testino: a beautiful world
“Fin dall’inizio di questo progetto ho sentito di doverlo chiamare A Beautiful World
perché stavo scoprendo nuovi tipi di bellezza in luoghi che non avevo mai guardato prima…”
Mario Testino.
A Palazzo Bonaparte di Roma, Arthemisia presenta in anteprima assoluta “A Beautiful World”, il nuovo progetto ideato da Mario Testino, uno dei più celebri fotografi contemporanei a livello internazionale.
Nato in Perù nel 1954 con origini irlandesi e italiane, Mario Testino si trasferisce a Londra nel 1976 dove inizia a farsi un nome e a diventare uno dei fotografi di moda e ritrattisti più innovativi della sua generazione e le sue fotografie appaiono sulle principali riviste di moda del mondo. Punto di riferimento di altissimo rilievo nell’arte della moda, le sue immagini sono spesso diventate leggendarie come le persone che ha fotografato, da Kate Moss a Madonna, da Naomi Campbell a Diana Principessa del Galles e molte altre ancora.
Terence Pepper, curatore della fotografia alla National Portrait Gallery di Londra, lo ha definito il “John Singer Sargent dei nostri tempi”, mentre il direttore della galleria, Charles Saumarez Smith, parlando della retrospettiva da record “Mario Testino PORTRAITS” del 2002, ha sottolineato il rapporto forte tra l’opera di Testino e la tradizione dei ritrattisti di corte, da Holbein a Reynolds, da Goya a Rubens.
Negli ultimi sette anni, la sua ricerca di nuovi soggetti oltre i confini del mondo della moda ha portato la sua attenzione su un nuovo percorso creativo, in cui ha trovato ispirazione nelle identità culturali dei paesi in cui aveva cominciato ad ambientare i suoi servizi di moda già dal 2007.
Dal 2017 ha attraversato più di 30 paesi, concentrando la sua arte sull’esplorazione dell’unicità culturale e tradizionale che ancora si trova in un mondo rapidamente globalizzato.
“A Beautiful World” è la navigazione straordinariamente magica e sfumata di Testino tra le complessità e i contrasti dei nostri molteplici modi di appartenere: individualità e conformismo, comunità, rituali, idee del sé, simboli e sistemi di credenze.
La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Domus Artium e vede come sponsor Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, Art Partner e Generali Valore Cultura, media partner Urban Vision e mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale e Atac.
“Nei miei viaggi mi sono reso conto che quando un paese perde il legame tra la sua storia e il suo abito tradizionale, qualcosa di veramente prezioso è andato perduto” 
Fino al 25 agosto 2024
Dove: Palazzo Bonaparte – Roma
Info: http://www.mostrepalazzobonaparte.it

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