Da mesi, se non da anni, mi corre spesso il pensiero su questi concetti. Li trovo legati indissolubilmente insieme ad altri che vedremo in questo articolo.
Scrivo solo oggi perché, proprio in questi giorni, ho ingaggiato una discussione, se non un monologo, con i miei compaesani.
Come sicuramente capiterà anche a voi, man mano che si parla di un concetto, questo acquista mille sfaccettature prima nascoste alla nostra consapevolezza e che spesso, anziché apportare chiarezza, fa aumentare i dubbi.
La mia nuova fornitrice veloce di dati e di definizioni, la AI, mi dice questo a proposito del decoro: Esiste una parte assoluta che ormai tutte le società civili riconoscono come minimi da rispettare e una parte soggettiva che è molto variabile in base alla cultura, epoca, luogo e contesto.
Ma il decoro ritengo non possa e non debba essere considerato solo come metro di valutazione estetico, igienico o comportamentale.
Certamente, come dice la AI, l’epoca è una variabile importante per una valutazione relativa; vedere sacchetti d’immondizia abbandonati sui marciapiedi, se non addirittura ai piedi dei cassonetti, era impensabile cinquant’anni fa. Un tempo gli anziani erano i custodi del decoro e si vergognavano di lasciare rifiuti (anche non loro) davanti a casa ed era normale vedere anziane signore al mattino di buon ora spazzare il marciapiedi davanti l’ingresso.
Mio padre negli ultimi anni si è trovato spesso a raccogliere sacchetti abbandonati davanti ai cassonetti del suo condominio e scoprire poi che una sua cara condomina e amica, ultra ottantenne buttava, a casaccio plastica e vetro perché “non aveva tempo da perdere”.
Certo l’ignoranza ha la sua parte ma non credo sia quello il punto.
La strada provinciale da Catania a Caltagirone è una immensa discarica a cielo aperto e ormai non esistono più aree di sosta libere da cumuli d’immondizia ai margini dell’ arteria stradale.
Nell’isola d’Elba si trovano disseminate da molti anni auto, addirittura con targa, abbandonate a bordo strada o negli argini di canali complicando addirittura il taglio periodico di canne ed erba, senza che le amministrazioni locali diano cenno ad intervenire.
Strade dissestate e degrado ai bordi delle stesse, muri di case che si affacciano alla piazze principali che sembrano usciti da una battaglia porta a porta con armi automatiche… e con l’aggravante di essere in località turistiche.
Ecco alcuni esempi che, nonostante le definizioni asettiche della AI, contraddicono, almeno in parte, le variabili della diversità culturale e dei luoghi.
Oggi, quello che in alcune zone del nostro Paese creava sorpresa e indignazione, viene ormai accettato dalla maggioranza. Ci siamo uniformati al peggio anziché migliorarlo.
Qui, a mio parere, emerge il grande problema epocale che ha causato la delega senza controllo del nostro benessere alle Istituzioni Pubbliche che sono pagate proprio per questo. La mancanza del controllo, come ribadito spesso, fondamentale per una democrazia, ha portato al disastro sociale che stiamo vivendo. Da una parte il contribuente si accontenta di pagare esose tasse per ottenere in cambio disservizi e fermandosi a inutili lamentele, dall’altra il dipendente pubblico, ma anche il professionista che interagisce tra le parti, si sente non controllato e con delega in bianco e, quindi, impunito.
La scuola certamente non fa più il suo mestiere di educatrice civica, preferendo la sostituzione di materie ideologiche a quelle dell’ educazione civica. Di conseguenza le nuove generazioni di genitori hanno perso di vista alcuni valori fondamentali per la società civile sottostimando come “ragazzate” comportamenti che prima venivano repressi severamente.
L’assenza progressiva delle forze dell’ordine nel tessuto locale ha completato l’opera. Abbiamo perso punti di riferimento come il vigile di quartiere, il carabiniere di zona. Etc..
Bene, abbiamo fatto una carrellata superficiale sul tema del decoro, ma come lo leghiamo alla dignità?
L’altro giorno mi sono infervorato su questo concetto perché la ritengo una prerogativa fondamentale della vita di una persona.
Fa parte della triade dello Jus Naturalis dell’uomo: Libertà, Dignità, Centralità dell’Individuo.
Senza una di esse la persona non è completa o, addirittura, non può definirsi tale.
L’ignavia, la pigrizia, la mancanza di rispetto per se stessi e per il prossimo, sono causati dalla mancanza di uno o più componenti di questa triade.
Se un Paese vive nel degrado, che sia a causa dell’amministrazione locale o dei paesani non conta, viene a mancare il decoro e quindi la dignità.
Non reagire e non ribellarsi a questo status quo significa soprattutto mancare di rispetto verso se stessi e quindi, non avere più quella spinta emotiva che ti spinge a fare meglio, più bello, più funzionale: significa essere morti dentro e non creare futuro per i tuoi figli che, a loro volta, si abbandonano all’ignavia, pigrizia e droghe.
Gli abitanti del mio paese si stanno lasciando morire e i dati economici lo dimostrano.
I paesi nostri vicini producono il 18.7 e 34.2% del PIL del turismo del comparto, il mio paese il 6.4% e tende a diminuire ogni anno.
Questi numeri dovrebbero fare rizzare i capelli non solo ai ristoratori, ai pochi imprenditori sopravvissuti e agli esercenti in genere, ma soprattutto agli amministratori comunali: nulla, immobilismo totale.
Quindici anni fa me ne andai dalla mia amata Bologna e i fatti attuali mi danno ragione. Alla mia età speravo di potermi fermare e contribuire a sognare cose belle e, perché no, nuove con i miei nuovi amici compaesani, ma è impossibile sognare con chi non vive più.
Spero di non dover diventare il novello interprete della saga di Gilgamesh all’eterna ricerca della saggezza e, soprattutto, di un luogo di pace.
Una cosa è certa: finché sono vivo continuerò a pretendere il meglio e a sognare perché non basta un cuore che pompa sangue per essere vivo.
Massimo Gardelli
