Favole 2.0

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C’era una volta il mondo delle fiabe, quello abbracciato da foltissimi boschi e solcato da fiumi che parevano nastri d’argento, punteggiato da coloratissimi fiori usciti dalle punte colorate dei pastelli più brillanti, abitato da regine bipolari pronte a trasformarsi in streghe perfide, da principesse con l’autostima tre metri sotto terra, da nani che si univano in cooperative, da principi nullafacenti che si dedicavano al bighellonaggio in calzamaglia e mantello azzurro slavato, da orchi aerofagi e da burattini anarchici.

C’era una volta, appunto, perché queste sono le fiabe antiche, quelle di Perrault, Andersen, Grimm, ben lontane dalla nostra realtà.

 E oggi che c’è? Oggi esistono le favole moderne, tra cui quelle della Strega Sbagliata Florisa Sciannamea, storie veramente accadute e mutuate dalla fantasia dell’Autrice in una forma nuova, accattivante, sorprendente, capace di strappare i bambini alla tecnologia per farli sognare ad occhi aperti e per trasmettere loro valori sempre verdi.

A Florisa non deve essere sfuggito il concetto dello psichiatra statunitense di origine austriaca Bettelheim, secondo il quale la preziosità delle fiabe consiste in ciò che trasmettono, visto che ogni storia contiene non una morale, ma un messaggio dal chiaro intento pedagogico, fondato sull’indagine delle dinamiche tra mondo degli adulti e mondo dei bambini.

 Come una moderna Alice, la Sciannamea catapulta i piccoli e non solo piccoli lettori in un mondo fantastico ma non troppo, popolato da strane creature antropomorfe. Allo stesso modo di Calvino rimaneggia la materia, inventandosi l’arte di inventare, consapevole del fatto che la scrittura per bambini sia una cosa molto seria.

 Nelle sue fiabe in 3D, si incontra il fashion-victim Ocajagger, che, andando controcorrente, sceglie di amare Jack Corvo nero, “un bellissimo e spavaldo corvo imperiale dalle lucide penne”, parlando così ai bambini dell’Amore universale e senza confini e della libertà di scelta come bellezza suprema, temi più volte affrontati dalla Sciannamea, ad esempio anche nella fiaba dedicata alla Stregasbagliatanunzia, personaggio “di sguincio” e non nel senso negativo, poiché aveva “grandi poteri magici, straordinari e fuori dal comune come la capacità di amare, di pensare, di immaginare e di vivere senza pregiudizi”, al pari di tante altre streghe sbagliate (vedi Margherita Hack, Vivian Maier, Eleonora Duse, Alda Merini, Simone de Beauvoir, Rosa Parks…), tutte realmente esistite.

 Florisa Sciannamea muove i suoi personaggi nella nostra realtà culturale (frequenti i riferimenti al mondo digitale e al web-system), sociale e politica.

In comune con Italo Calvino ha la cura per le parole e per la grammatica: nelle fiabe Custodire le parole e Il signor Piuttostoche, troneggiano parole impastate di miele e amore, custodite dalla bellissima fata Lingua, la quale danza sulle regole della grammatica ed è minacciata dalla insidiosa Strega ignoranza, donna che si presenta sotto forma di “gradevole intrattenitrice”. Ne I misteri di Bidonville, invece, sembra emergere il gioco di società fatto di parole e di equivoci, con cui Andrè Breton amava divertirsi: il gioco dei Cadavres Exquis (cadaveri eccellenti).

 La dimensione del surrealismo è prepotente nella storia dedicata a Stellina Lucy e Don Giosuè, il cui obiettivo è di illustrare il sentimento dell’empatia, ricordando molto le suggestioni del Piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry.

Ancora, vengono sovvertite alcune fiabe della tradizione, vedi il mai dimenticato Cappuccetto rosso, a cui l’Autrice, da esperta di moda qual è, cambia look, trasformandolo in Cappuccetto Verde a Strisce. Figlia di una donna svalvolata e disfunzionale, Cappuccetto Verde incontrerà nel bosco non più il famelico lupo Testa grigia, ma un buontempone vegano, perché, si sa, “solo nelle favole gli orchi sono cattivi, brutti e pelosi per cui riconoscibili, nella realtà, invece, si presentano in tutt’altro modo.”

 Si sfiora delicatamente il tema della pedofilia, sottolineando come la maggior parte degli abusi sui minori non avvenga da parte di estranei minacciosi, ma da parte di persone conosciute nell’ambito familiare, che approfittano della loro posizione di fiducia per agire indisturbate. È una fiaba che apre a dialoghi funzionali alla protezione e a utili spiegazioni al riguardo, vincendo i tabù. Lo stile semplice è, tuttavia, latore di metafore più complesse che, se possono risultare immediate e naturali alle menti prive di sovrastrutture del bambino, si rivelano fortemente politiche per il lettore adulto.

La Sciannamea si allontana dall’idea romantica ottocentesca della fiaba e il fantastico diventa uno strumento per indagare il mondo. Allo stesso modo di Calvino, la fiaba è concepita come la summa tra un suggestivo mondo immaginario e la realtà cui fa riferimento.

 Struggente la fiaba I bambini con l’acca, racconto a due voci, quelle di Samantha, bambina italiana oberata di impegni extrascolastici che non le danno tregua, e di Sharmila, nata in India e impiegata in un lavoro disumano che la vede china per ore e ore non su libri o corde di chitarra, ma su perline minuscole da cucire su vestiti e borse che verranno venduti in Occidente. Le bambine con l’acca si scoprono accomunate dal desiderio di recuperare la loro infanzia rubata, anche se per motivi diversi.

Sono tutte fiabe che prendono spunto dalla vita vera, abitate da personaggi in cui immedesimarsi, personaggi dotati di poteri magici diversi da quelli soliti, poteri come ingegno, intraprendenza, costanza, abilità, intuito, sensibilità… Nuovi modelli per bambini che hanno il diritto di volare, ma tenendo i piedi ben piantati per terra. La fiaba aiuta il bambino a scoprire il proprio mondo emotivo e questo l’Autrice lo sa bene, tant’è che si avvale di questa forma giocosa per aiutarlo a comprendere i sentimenti, anche quelli più complessi.

 Il tema politico torna ne La traversata, che narra di Aisha, “mutilata come persona nel corpo e nell’anima”, che insieme a tanti altri cerca una vita degna di essere vissuta attraversando il mare, sogno di una magia tanto grande che aiuti i nostri fratelli meno fortunati a liberarsi dagli artigli dei mostri della fame, della povertà, della schiavitù.

Il linguaggio utilizzato è molto semplice, informale, attinge al registro dell’oralità, del quotidiano, ricorrendo a nomi particolari che ricordano le caratteristiche dei personaggi (vedi il Mago del Pelo ShatushMò-ti-taglio).

Questo tipo di narrazione aiuta il bambino nella costruzione di una educazione etica e affettiva, e nell’acquisizione dell’assunto in base al quale per ogni problema è possibile trovare una soluzione.

 Come diceva lo scrittore Chesterton: “le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.”

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