Parte prima:
Nota di apertura (L’Inizio del Viaggio): Sei al bar, in treno o bloccato in ufficio, e probabilmente stamattina ti sei già lamentato di qualcosa che in Italia non funziona. È normale, lo facciamo tutti. Ma ti sei mai chiesto se il problema non siano gli uomini al comando, bensì le regole stesse del gioco? Inizia oggi un viaggio mensile dentro le viscere del nostro Stato. Non ho nessuna verità in tasca, ma una maledetta chiarezza su quello che stiamo rischiando e su quello che stiamo perdendo.
Introduzione:
Non ho decenni di esperienza alle spalle, non ho cattedre universitarie e non pretendo di avere la verità in tasca o la soluzione magica a tutti i problemi d’Italia. C’è molta strada che devo ancora fare e cose che devo ancora imparare. Ma c’è una cosa che sento con una chiarezza disarmante ogni singolo giorno, quando parlo con i miei amici, quando studio, quando guardo chi cerca di avviare un’impresa o costruire una famiglia: la sensazione di vivere in una casa stupenda, ma con le pareti che scricchiolano e gli impianti bloccati.
Noi italiani viviamo o crediamo di vivere in uno stato di costante e giustificata frustrazione. Ci lamentiamo ogni mattina al bar, sui social, nelle aule universitarie e nei posti di lavoro. Ci lamentiamo che l’Italia è ferma, che la burocrazia soffoca chiunque voglia fare, che i giovanissimi più qualificati devono per forza andare all’estero per veder riconosciuto il proprio merito, e che la nostra nazione, sullo scacchiere globale, rischia di essere trattata come un bellissimo museo della memoria, ammirato da tutti ma incapace di generare futuro.
Di fronte a questa paralisi, qual è stata la risposta della politica negli ultimi quarant’anni? Cambiare l’inquilino del palazzo. Abbiamo cambiato il colore politico dei governi, i Presidenti del Consiglio, i partiti di maggioranza, sperando ogni volta che una faccia nuova potesse miracolosamente aggiustare le cose.
Ma se un edificio ha le fondamenta deteriorate e sprofonda nel fango, puoi ridipingere la facciata con i colori più belli del mondo, ma prima o poi quel palazzo continuerà a cedere. Se il motore sotto il cofano della tua auto è fuso, cambiare il guidatore non ti porterà lontano. Il problema reale, profondo e strutturale dell’Italia non sta soltanto nelle persone che occupano i palazzi del potere, ma nelle regole del gioco su cui lo Stato si fonda: la nostra architettura costituzionale.
Questo “Manifesto dei 33” non vuole essere un dogma rigido o una lezione dall’alto. È la voce sincera e appassionata di un ragazzo che ama la propria patria, crede nel valore del merito, della libertà d’impresa, della famiglia e della responsabilità, e invita tutti a smettere di cambiare solo l’output (i governi di passaggio) per iniziare finalmente a discutere dell’input (il funzionamento dello Stato).
Il Gancio per il prossimo mese: Abbiamo identificato il problema: il motore dell’auto è fuso. Ma chi ha progettato questo motore, e soprattutto, perché lo ha fatto così lento? Il mese prossimo faremo un salto indietro nel tempo, nel buio del 1946, per scoprire l’incredibile segreto e le paure nascoste dietro la nascita delle nostre regole fondamentali. Non perdetelo.
