Festival del Paesaggio – The Observer. X edizione
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Il Festival del Paesaggio di Anacapri celebra la sua decima edizione, festeggiando il primo decennio di un percorso che ha fatto del paesaggio uno spazio privilegiato di ricerca curatoriale e riflessione sul presente. The Observer è il titolo scelto per questa edizione, curata da Arianna Rosica e Gianluca Riccio, che propone una rilettura della figura dell’osservatore, centrale nella storia dell’arte ma oggi profondamente ridefinita dalla proliferazione delle immagini digitali e dall’emergere dei sistemi di visione artificiale. Più che interrogare ciò che vediamo, l’invito della manifestazione è riflettere su chi osserva, su come osserva e sulla responsabilità che oggi accompagna ogni atto dello sguardo.
In un presente sempre più saturo di immagini digitali e filtrato dall’azione di sistemi di visione artificiale, il Festival riunisce opere e installazioni di Francis Alÿs, Ali Cherri, Irene Fenara, Andrea Francolino, Eva Giolo, Elisa Sighicelli, Luca Vitone e Klara Zetterholm, invitando il pubblico a riflettere sulla dimensione contemplativa del paesaggio naturale e storico, sul rapporto che intratteniamo con i nostri archivi visivi – personali e collettivi – e sull’osservazione intesa come esperienza condivisa e comunitaria, più che come gesto individuale.
The Flag Project, progetto di arte pubblica del Festival giunto alla sua quarta edizione, dopo gli interventi di Ibrahim Mahama (2023), Claire Fontaine (2024) e Sislej Xhafa (2025), vede Andrea Francolino realizzare tre grandi bandiere destinate a sostituire quelle italiana, svedese ed europea poste davanti a Villa San Michele, accompagnate da una performance aperta alla partecipazione del pubblico.
Quest’anno per la prima volta sarà sviluppato un calendario di screening all’aperto con brevi video d’artista, nel giardino di Villa San Michele.
Completa il programma la seconda edizione del Jumeirah Capri Palace Award, il premio annuale dedicato alle arti visive istituito dai curatori in collaborazione con Jumeirah Capri Palace Hotel di Anacapri e con autorevoli personalità del mondo dell’arte e della cultura..
Fino al 03 novembre 2026
Dove: Villa San Michele e centro storico – Napoli
Info: http://www.festivaldelpaesaggio.com
Essere atleti nel mondo antico. A Taranto, per i Giochi del Mediterraneo
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L’appuntamento è al MarTa, tra i più importanti musei archeologici al mondo per le testimonianze della Magna Grecia, con reperti eccezionali come i celebri Ori di Taranto. Il racconto della mostra, inaugurata da pochi giorni e in corso fino al 10 gennaio 2027, inizia proprio all’epoca in cui la città era una colonia di Sparta. Il progetto è un invito a esplorare da diverse prospettive l’esperienza dello sport nel mondo antico, ma anche un’occasione per conoscere i risultati di ricerche internazionali sul tema che dall’Italia magno-greca guardano alla sponda meridionale del Mare Nostrum e al continente africano. Dopo una passeggiata nella storia antica, il percorso espositivo si spinge fino ai giorni nostri per ricordare gli eredi dell’Atleta, come le campionesse olimpiche tarantine Benedetta Pilato (nuoto) e Antonella Palmisano (nuoto). “Siamo partiti dal rigore scientifico inoppugnabile delle ricerche condotte a partire dagli anni Novanta da Enzo Lippolis e Antonietta Dell’Aglio, per approdare a nuovi e importanti aggiornamenti conquistati grazie al lavoro di indagine condotto dall’equipe di archeologi e restauratori del MArTA e con l’utilizzo di nuove tecnologie e nuovi strumenti di analisi”, racconta la direttrice del MArTA Stella Falzone.
A fare gli onori di casa è proprio lui, l’Atleta di Taranto, riemerso dal sottosuolo del centro cittadino alla fine degli anni Cinquanta durante gli scavi per la costruzione di un palazzo, chiuso in un sarcofago di pietra e circondato da preziose anfore decorate con figure nere su sfondo rosso e colme di olio sacro: il premio destinato ai vincitori dei Giochi Panatenaici, che ogni quattro anni si svolgevano ad Atene.
Come raccontano la tomba monumentale e il ricco corredo funebre, l’Atleta aveva trionfato in ben quattro edizioni dei Giochi, eccellendo in una delle discipline più difficili e poliedriche, il pentathlon. L’altezza di 1 metro e 77 centimetri, eccezionale per quei tempi, e la possente muscolatura lo favorivano nelle gare di lancio del disco e del giavellotto, salto in lungo, corsa e lotta.
Fino al 10 gennaio 2027
Dove: MarTA – Taranto
Info: https://museotaranto.cultura.gov.it/it/
Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology
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Al Parco Archeologico di Pompei prende il via Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, la più grande installazione artistica mai realizzata dall’artista britannico, considerato dalla critica l’erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popoleranno Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha colpito l’area poche settimane fa.
Pop Mythology, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei, rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.
Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva.
Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui guerrieri-astice robotici, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario.
Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, Pop Mythology presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente.
Fino al 27 novembre 2026
Dove: Scavi di Pompei – Napoli
Info: https://www.museoarcheologiconapoli.it/en/event/house-of-the-lobster-di-philip-colbert/
Botero. L’incanto del Mito I Botero. Il peso dei sogni
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Il rapporto tra la Sicilia e l’artista colombiano Fernando Botero va ben oltre le esposizioni avvenute a Palermo nel 1988 e poi nel 2015 con le due mostre La Corrida e Via Crucis. La Pasión de Cristo, cheregistrarono l’attenzione di oltre 400mila visitatori, perché il Maestro ha sempre avuto una forte attrazione e richiamo, non solo artistico, per questa regione. Oggi, grazie alla volontà del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, promotore del progetto, e della direzione del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, prende vita un grande progetto espositivo con ben 37 opere, che si svolgerà in due sedi e con due titoli distinti: Fernando Botero. L’incanto del Mito, ad Agrigento, che aprirà al pubblico il 23 luglio tra Villa Aurea e gli spazi esterni della Valle dei Templi, e Fernando Botero. Il peso dei sogni, a Palermo dal 24 luglio, negli spazi di Palazzo Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, curatori Fernando Botero Quintana, nipote del Maestro, e Nicola Barbatelli. Le mostre termineranno il 31 ottobre 2026.
La mostra Fernando Botero. L’incanto del Mito ad Agrigento riunisce 25 opere originali, tra sculture, acquerelli, disegni e tecniche miste, provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection e da Botero Family Estate, sviluppandosi negli spazi esterni della Valle dei Templi con 8 sculture in bronzo che instaurano un confronto diretto con la monumentalità dell’antica Akragas, con l’architettura dorica e con la luce del paesaggio siciliano. Opere come Leda e il Cigno, Maternità, Donna a cavallo, Donna seduta, Uomo su donna e le diverse versioni di Donna sdraiata diventano presenze plastiche capaci di misurarsi con la memoria classica e con l’idea mediterranea di forma, equilibrio e durata.
All’interno di Villa Aurea, il percorso assume, invece, un carattere più raccolto e meditativo. Con 17 opere su carta e su tela, tra le ultime completate dall’artista nel 2023, si approfondiscono i temi del corpo, della famiglia, della musica, della coppia, della vita quotidiana e del circo: da Donna del circo a Famiglia al parco, da Uomo e donna che camminano a Donna con i guanti, da Musicisti a Coppia che balla, fino a Cane, Donna di profilo, Donna sdraiata e Donna che cuce, le opere restituiscono la continuità di una poetica fondata sul volume, sulla presenza e sulla trasformazione del quotidiano, in immagini sospese tra immediatezza narrativa e costruzione formale, esaltando la dimensione più intima dell’universo figurativo boteriano.
Il dialogo tra Botero e la Valle dei Templi non si limita alla suggestione del contesto archeologico, ma mette al centro una riflessione sulla permanenza della forma e sulla capacità dell’arte di attraversare il tempo. Le figure dell’artista, celebri per la loro pienezza volumetrica e per l’inconfondibile linguaggio del Boterismo, si confrontano con uno dei luoghi simbolo della classicità occidentale, rivelando affinità profonde con una tradizione che ha fatto della misura, della stabilità e della memoria i propri valori essenziali.
Il titolo della mostra evoca una delle qualità più profonde dell’universo boteriano: la capacità di dare peso, misura e presenza a ciò che appartiene alla sfera dell’interiorità, rappresentata nelle opere ad olio e acquerelli del percorso palermitano dalla centralità della figura umana, dalla monumentalità e ieraticità del corpo, soprattutto femminile (tra le altre, Donna con ventaglio e Donna con reggiseno), dalle nature morte, dal circo (L’equilibrista), dalla corrida (Picador), dalla festa popolare (Carnevale), dall’intimità domestica (Ragazza con gatto) e dal rapporto costante tra pittura e scultura. Insieme alle opere su carta e su tela, spicca inoltre il Serpente, grande emblematica scultura in bronzo dorato, sinuosa e affusolata presenza, rara all’interno della produzione plastica e voluminosa dell’artista.
Fino al 31 ottobre 2026
Dove: Palazzo Belmonte Riso – Palermo I Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi – Agrigento – Palermo
Info: http://www.museoartecontemporanea.it
Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo
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Ci sono le tavole quattrocentesche di Bicci di Lorenzo, Cosimo di Rosselli e quella trecentesca di Niccolò di Pietro Gerini in mostra, tre artisti fiorentini protagonisti delle evoluzioni dell’arte tra il ‘300 e il ‘400, finalmente accessibili dopo lunghi anni nei depositi della Pinacoteca di Siena, della Soprintendenza e dell’Arcidiocesi, a San Pietro d’Ovile. Le opere di Bicci di Lorenzo e Cosimo Rosselli in particolare rivedono la luce e il loro territorio di origine dopo 25 anni.
I dipinti saranno protagonisti nella sala consiliare al piano terreno della Rocca quattrocentesca di Castellina grazie alla mostra “Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo”, nella sede del Museo Archeologico a partire dal 31 luglio prossimo.
Un percorso che porta alla luce opere che storicamente erano protagoniste delle chiese e nelle piazze di Castellina. Per poi trovare collocazione nei depositi della Pinacoteca di Siena. Dopo cinque mesi di restauro, da parte della restauratrice Monica Mancini, e di studio, condotto dalle storiche dell’arte Nicoletta Matteuzzi, Lucia Bencistà e Annarubina Cateni, si potranno ammirare in una nuova luce. La mostra è curata da Nicoletta Matteuzzi, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza di Siena, e Marco Firmati, direttore del Museo Archeologico del Chianti di Castellina. A rendere possibile l’organizzazione della mostra ci sono anche le preziose le donazioni effettuate attraverso Art Bonus da privati mecenati e da aziende.
Le opere
La Madonna col Bambino e i santi Biagio, Caterina d’Alessandria, Agnese e Agostino, di Bicci di Lorenzo, è una tempera su tavola del XV secolo. Esponente di una delle principali botteghe familiari fiorentine, Bicci è un esempio che ben rappresenta il panorama del mestiere artistico a Firenze fra Tre e Quattrocento.
La Madonna col Bambino e i santi Giorgio e Francesco è di Cosimo Rosselli, la datazione risale al periodo tra 1495-1500 ed è una tempera su tavola. Rosselli è stato allievo dal maggio 1453 all’ottobre 1456 di Neri di Bicci, per poi passare al seguito di Alesso Baldovinetti; nel 1459 ricevette la prima importante commissione per una pala, oggi dispersa, per la chiesa fiorentina di Santa Trinita.
La Crocifissione coi Dolenti e San Francesco invece è di Niccolò di Pietro Gerini, ha una datazione precedente, risale infatti al 1390-1395 circa. Gerini è stato un prolifico seguace del revival della scuola giottesca di fine secolo, nella tradizione di Taddeo Gaddi e dell’Orcagna. Anche in questo caso siamo di fronte a una tempera su tavola che originariamente aveva collocazione a Gaiole in Chianti, nella pieve di San Sigismondo.
Fino al 10 gennaio 2027
Dove: Museo Archeologico del Chianti – Castellina in Chianti Siena
Info: http://www.museoarcheologicochianti.it
Neo Pop Nuovo Glam
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Nella suggestiva cornice del Lago Maggiore, Palazzo Parasi a Cannobio ospita la mostra Neo Pop Nuovo Glam, a cura di Giorgio Chinea Canale e sostenuta dal collezionista e mecenate Francesco Noto attraverso FGN Foundation.
Negli ultimi anni Palazzo Parasi si è affermato come uno dei più dinamici centri espositivi del Lago Maggiore, grazie a una programmazione che ha portato a Cannobio artisti e progetti di rilievo nazionale. Sotto la direzione di Marco Albertella, il museo ha costruito un percorso espositivo attento ai linguaggi contemporanei, alternando mostre storiche e proposte dedicate alla ricerca più attuale. Neo Pop Nuovo Glam si inserisce quindi in questa linea curatoriale, raccogliendo il testimone delle importanti esposizioni che hanno animato gli spazi di Palazzo Parasi negli ultimi anni, tra cui la personale di Gianni Cella attualmente in corso fino al 19 luglio. Il commento di Marco Albertella, direttore culturale della Città di Cannobio: “Continua la stagione espositiva di Palazzo Parasi con una mostra di alto livello: il tema del popolare raffinato e dell’ironia verranno interpretati da importanti artisti italiani contemporanei. I rimandi al mondo del cinema, della televisione e del cartone animato andranno a mescolarsi con riferimenti accademici, dotti e raffinati. Ci confronteremo quindi a una continua dissimulazione, a una poetica legata a un esercizio di intelligenza ed elasticità mentale utile per affrontare e sdrammatizzare le vicissitudini della vita.”
La rassegna riunisce nove artisti accomunati dalla capacità di reinterpretare l’eredità della Pop Art attraverso linguaggi personali e riconoscibili. Le loro opere dialogano con il cinema, il fumetto, la musica, la moda, la pubblicità e la comunicazione contemporanea, creando cortocircuiti visivi che uniscono leggerezza e profondità.
Il percorso espositivo prosegue con Laurina Paperina, protagonista di un immaginario irriverente e dissacrante sospeso tra fumetto e videogame; Francesco De Molfetta, con la sua sapiente ricerca di nuove icone rivelative di vizi e virtù del mondo contemporaneo; Pao, interprete di una sensibilità urbana che unisce street art e trasformazione dello spazio; e il duo The Bounty Killart, che rilegge la tradizione classica in chiave contemporanea con ironia e spirito visionario.
Tra colori accesi e icone contemporanee, Neo Pop Nuovo Glam celebra la capacità dell’arte di generare meraviglia. Le opere in mostra trasformano riferimenti familiari e immagini della cultura popolare in esperienze capaci di catturare lo sguardo e stimolare la riflessione, ricordandoci come leggerezza e profondità possano convivere. Un percorso che invita il pubblico a lasciarsi conquistare dall’incanto del Neo Pop e dalla sua inesauribile energia creativa.
Fino al 25 ottobre 2026
Dove: Palazzo Parasi – Cannobio |Verbano-Cusio-Ossola
Info: http://www.cannobiocultura.it/
