L’estate 2026 è stata caratterizzata da una grave crisi idrica in Europa e in Italia, con fiumi in secca e portate ai minimi storici a causa di una siccità prolungata. In secca storica anche il grande Po, tra le cause principali le scarse precipitazioni invernali. L’inverno precedente ha registrato pochissima neve e pioggia, impedendo la normale ricarica delle falde acquifere. Il caldo record, le temperature estive sono salite a livelli molto alti, vicini ai picchi storici del 2003, con punte superiori ai 38-40°C.
I fiumi più colpiti in Italia: Il fiume Po e diversi corsi d’acqua locali (come in Liguria e Toscana) hanno raggiunto livelli idrometrici estremamente bassi, come documentato nei bollettini del distretto idrografico. In Europa: grandi vie d’acqua come il Reno, il Danubio e la Loira hanno registrato riduzioni drastiche della portata. Le conseguenze sono drammatiche sull’agricoltura: i divieti di prelievo d’acqua hanno messo in seria difficoltà l’irrigazione dei campi e la gestione del foraggio per gli animali. Il blocco della navigazione fluviale ha penalizzato la logistica, mentre le alte temperature dell’acqua hanno creato problemi di raffreddamento per alcune centrali energetiche.
Antonio Speranza reporter
