“Noi non dimentichiamo.
E continueremo a chiedere verità e giustizia”.
E’ uno dei passaggi del messaggio lanciato da Libera Basilicata nel 33/o anniversario dell’omicidio di Elisa Claps. Il 12 settembre 1993, a Potenza, si persero le tracce della 16enne studentessa potentina, il cui cadavere fu ritrovato quasi 17 anni dopo, il 17 marzo 2010, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, nel pieno centro storico del capoluogo lucano. Per l’omicidio, Danilo Restivo – attualmente detenuto in Inghilterra per un altro assassinio – è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.
“Elisa – scrive Libera – è per noi il sorriso di una ragazza con i suoi sogni, a cui si oppone il volto oscuro di chi ha coperto, depistato, offeso, ingiuriato.
‘Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti’, dicevamo nel 2010. Lo abbiamo detto ancora nel 2023, quando qualcuno ha pensato che tutto potesse tornare come prima, che si potesse appunto essere assolti, senza giustizia né verità. E a chi pensa che tutto si possa cancellare e dimenticare, che non esista una spaccatura nella nostra comunità, noi ricordiamo che le trame dei potenti o di chi si crede tale non troveranno mai spazio tra chi, come noi, ha un’idea diversa della giustizia e perfino della misericordia”.
“Elisa – continua Libera – oggi è altro. È la bellezza di un progetto che realizza i suoi sogni, ma tocca a noi combattere quel male che quei sogni ha pensato di cancellarli per sempre. Curare anche quel male, fatto di ossequi e di paure, di convenienze e di connivenze, che pervade la nostra società. Quel male che esalta, con una targa che non si ha il coraggio di rimuovere, le false virtù di una tonaca nera, così come quel mondo falso di massoni e circoli ristretti; quel male che va, ancora oggi, a braccetto con chi non ha fatto il proprio dovere e con chi si è reso complice. Noi ci siamo stati e ci saremo, perché non esserci sarebbe tradire i mille passi fatti fin qui ed accettare che tutto torni come prima. Quel prima dentro il quale tutto questo è stato possibile. Quel prima e quel dopo che ha saputo infliggere ogni giorno sofferenze infinite alla famiglia di Elisa. Quel prima che ci ha trovati nudi, inermi, impreparati e increduli. Quel grigio di poteri che si proteggono reciprocamente, quella nausea di allora, quella rivolta, anche generazionale, che noi non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare, per non tradire noi stessi e il senso di giustizia che ci ha uniti”.
“Nel nome di Elisa – ricorda l’organizzazione – nel 2011 abbiamo ricordato tutte le vittime delle mafie a Potenza. E quel nome lo ricorderemo ancora e ancora, a dispetto di chi vorrebbe dimenticare. Noi non dimentichiamo. E continueremo a chiedere verità e giustizia. Lo faremo anche a nome della famiglia, che ha tutto il diritto di godere del bello del sogno di Elisa, che si rispecchia nei volti dei bambini e delle bambine di Goma, in Africa. Che quei sogni siano una guida e un orientamento, un modo per dissociarsi sul serio da quel prima che non vuole allentare la propria morsa di potere, di ingiustizia e di morte civile”.
