E’ un’idea geopolitica e ideologica legata a correnti della destra nazionalista ed estremista religiosa israeliana, ma non rappresenta la linea ufficiale o l’obiettivo formale dello Stato di Israele riconosciuto a livello internazionale. Le radici storiche e religiose: L’espressione fa riferimento a interpretazioni massimaliste di testi biblici (che menzionano terre tra il Nilo e l’Eufrate) e si scontra con i confini riconosciuti dall’ONU nel 1948 o stabiliti dagli accordi successivi. Settori della destra oltranzista e del sionismo religioso spingono per l’espansione e la colonizzazione di territori occupati, inclusa la Cisgiordania (con l’aumento degli insediamenti) e mire o discorsi di occupazione avanzati da alcuni ministri o movimenti di coloni anche verso il sud del Libano. Il governo israeliano persegue agende strategiche e militari legate alla sicurezza e alla difesa dai confini attuali e dai gruppi armati regionali (come Hamas o Hezbollah), ma la creazione di un unico grande stato che annetta formalmente tutti questi territori non è il piano di Stato riconosciuto o condiviso dalla comunità internazionale. Gran parte della diplomazia internazionale e vari negoziati storici si sono basati sulla coesistenza di due Stati indipendenti (Israele e Palestina), sebbene tale prospettiva sia oggi fortemente ostacolata dall’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e dai conflitti in corso.
In Medio Oriente il primo ministro israeliano Netanyahu ha ordinato l’evacuazione degli insediamenti illegali dei coloni in Cisgiordania. Mentre continuano gli attacchi in Libano e a Gaza.
Un report a cura di Antonio Speranza
