Ma remigrazione che significa?

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Le parole sono ben strane. “Remigrazione” per esempio può significare molte cose e in Italia, patria di emigrazione, dovrebbe significare ritorno volontario degli italiani attualmente all’estero (magari quelli cui non è andata molto bene o quegli altri che si consumano di nostalgia) dando loro una nuova chance in Italia. Peraltro in Italia a dispetto delle stupidaggini propalate dalla grande stampa, c’è bisogno di tutto: dal contadino al meccanico, dal cameriere al ragioniere, dall’ingegnare al medico,… specie al Sud che è in pieno decollo economico nonostante la politica, la Zes e le multinazionali. Inoltre come gli eventi venezuelani dimostrano non v’è posto più sicuro dell’Italia ove, nonostante i politici e le multinazionali, stiamo ancora fuori dalle guerre. Invece “remigrazione” per molti significa mandare a casa loro quelli che la nostra burocrazia non ha ancora “messo a posto” con le carte. Alcuni di loro hanno commesso reati di cui devono scontare la pena (naturalmente va scontata in Italia per essere certi che ciò avvenga secondo il nostro diritto), altri vorrebbero lavorare ma non si riesce a farlo neanche in nero, altri ancora lavorano con grande fatica e sono pagati poco ma non vorrebbero andar via perché andrebbero in un posto ancora peggiore delle nostre bidonvilles, altri ancora sono qui per obiettivi non chiari. In questo senso “remigrazione” riguarderebbe altri che non italiani dei quali ultimi se emigrati si continua a non ricordarne l’esistenza e tanto meno gli interessi e gli aneliti; e lo si dice giurando di voler servire la Patria fino al sacrificio supremo. 

C’è qualcosa che non torna. Chi dei due è “patriota”? Cioè: chi, con questa parola, fa l’interesse vero d’Italia e degli italiani? Quello che caccia i disperati malavitosi ed incivili (o altri semplicemente senza “carte”) dal colore della pelle diverso dal nostro o quello che vorrebbe veder tornare i nostri fratelli e loro figli che hanno tanto sofferto? Non sarebbe dovere della politica italiana offrire agli italiani all’estero la possibilità di tornare a casa loro? Per cosa i nostri politicanti chiedono il voto degli italiani all’estero?

Per esempio: perché non offrire contattandoli uno per uno (come uno per uno riceve la tessera elettorale) un periodo di franchigia fiscale per le partite IVA che si insediano nelle zone in via di spopolamento italiane (che sono i quattro quinti dell’Italia)? E se quelle zone spopolate le lasciamo a se stesse non le abbiamo perse? non è un po’ come se qualcun altro le avesse occupate? Per esempio la malavita organizzata? 

Rimettere ordine alle parole può aiutare molto a capire cosa vogliamo per il nostro futuro. Questa parola fa il paio con l’altra ancora più grave che è “denatalità”. Le coppie etero dovrebbero desiderare dei figli ma stranamente, forse per la prima volta nella storia, non ne hanno anche per scelta. Però le coppie gay (o come altro si devono chiamare) fanno carte false e forzano le Leggi per adottarne uno…. Che succede? Non è un controsenso evidente? Il nostro Ministro degli Esteri potrebbe stringere accordi con Stati (penso all’Argentina o al Brasile o al Venezuela…) con grandi minoranze di italiani anche di seconda e terza generazione per sveltire burocraticamente la adozione dei bambini nati lì. Dare un futuro migliore a questi bambini che probabilmente hanno un nonno italiano e contemporaneamente favorire il contrasto alla nostra denatalità sarebbe un segnale nuovo della presenza e vicinanza dell’Italia all’altra Italia che sta in giro per mondo.

Non si capisce perché i tanti politicanti “patrioti” vecchi e nuovi non si occupano di tanti italiani che stanno lontano cui però si chiede il voto. Detta in altra maniera: una nazione che soffre di denatalità può dimenticarsi dei bambini di nazioni ove quasi la metà degli abitanti è stata italiana sapendo che una parte di quei bambini potrebbero essere finiti o potrebbero finire per strada? Mentre tanti italiani vorrebbero adottare un bimbo ma non ci riescono e comunque devono patire mille pene per riuscirci? È questa una forma di remigrazione doverosa e altamente umanitaria? 

È un momento della Storia umana in cui le parole perdono il significato originario e si piegano agli interessi di chi le usa… aumentando il caos e dimenticando l’essenziale. Che è la centralità della persona con la sua identità e cultura ovunque si trovi. La fame di italianità che cresce in ogni dove potrebbe almeno parzialmente essere appagata favorendo la remigrazione di grandi e piccini nelle varie forme che si possono individuare cominciando da adesso. Il governo che crede nell’Italia dovrebbe farlo senza tentennamenti. 

Canio Trione 

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