PARTE 3: La Terra appartiene ai vivi

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Nota di apertura (Ricapitolazione): Nel nostro ultimo appuntamento abbiamo scoperto il “velo d’ignoranza” e i veti incrociati che nel 1946 hanno dato vita a uno Stato frenato dalla paura. Oggi facciamo un passo in avanti radicale. Rompiamo il tabù della “Costituzione intoccabile” e interroghiamo i giganti del pensiero illuminista e liberale per capire perché il governo dei morti è la più sottile delle tirannie.

CAPITOLO II: LA TERRA APPARTIENE AI VIVI

Quando io, mi avvicino al tema della Costituzione, sento spesso parlare di essa con un tono quasi religioso, come se fosse un testo sacro e immutabile; “la Costituzione più bella del mondo”. Io provo un rispetto profondo per i Padri Costituenti: hanno ricostruito il Paese dalle macerie e ci hanno consegnato la libertà. Ma non erano divinità infallibili: erano uomini del 1948, con il compito di ricostruire un intero paese in tutti i sensi, e allo stesso tempo cercare di capire chi avrebbe avuto il compito di governarlo.

Io mi pongo una domanda semplice: un giurista del 1948, per quanto illustre, poteva prevedere l’impatto delle tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale, dello strapotere economico delle Big Tech o della velocità con cui si muovono i mercati globali oggi? (Come documentato da Shoshana Zuboff nel saggio Il capitalismo della sorveglianza, Luiss University Press). Ovviamente no. E quindi secondo voi, non esiste nessun uomo o donna tra di noi, nel 2026, che abbia una capacità intellettuale superiore a un uomo o donna del 1948?

Vi voglio dare anche un’altra riflessione: tra 22 anni, nel 2048, la nostra Costituzione sarà in vigore da 100 anni; secondo voi è un traguardo da festeggiare? O è un fallimento che indica che in un secolo non siamo riusciti ad aggiornare le regole fondamentali dell’Italia? Io vi dico la mia in questo 11 luglio del 2026: se si arriva nel 2048 in questa situazione, ci sarà ben poco da festeggiare. E vi dico di più: nel 2088, per chi ci sarà, riuscite ad immaginare un’Italia ancora con la stessa Costituzione del 1948, nata per affrontare i problemi di un paese uscito dalla guerra?

Su questo punto, i più grandi pensatori della storia della libertà hanno espresso concetti che non dobbiamo dimenticare. Thomas Jefferson, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, nella sua celebre lettera inviata da Parigi a James Madison il 6 settembre 1789 (raccolta in Writings, Library of America, 1984), scrisse parole limpidissime:

“The earth belongs in usufruct to the living; the dead have neither powers nor rights over it.” (Traduzione: “La terra appartiene in usufrutto ai vivi; i morti non hanno né poteri né diritti su di essa.”)

Io personalmente questa frase non la conoscevo, ma quando l’ho letta la prima volta sono rimasto a bocca aperta per la forza che trasmette. Jefferson spiegava che ogni costituzione e ogni legge dovrebbe poter essere riesaminata e rinnovata periodicamente da ogni generazione, perché pretendere che una generazione imbrigli per sempre quelle successive significa trasformare il patto sociale in una costrizione inerte, significa creare una dittatura dei “morti”.

A fargli eco, Thomas Paine nel suo capolavoro Rights of Man (1791, J.M. Dent & Sons), affermò con forza:

“There never did, there never will, and there never can exist a parliament, or any description of men, or any generation of men, in any country, possessed of the right or the power of binding and controlling posterity to the end of time… The vanity and presumption of governing beyond the grave, is the most ridiculous and insolent of all tyrannies.” (Traduzione: “Non vi è mai stato, non vi è mai costantemente e non vi sarà mai nessun parlamento, o nessuna classe di uomini, o nessuna generazione di uomini, in nessun paese, che possieda il diritto o il potere di vincolare e controllare i posteri fino alla fine dei tempi… La vanità e la presunzione di governare oltre la tomba è la più ridicola e insolente di tutte le tirannie.”)

In Francia, il marchese Nicolas de Condorcet, nella stesura del Projet de Constitution française (1793, Art. 28, Imprimerie Nationale), sancì:

«Un peuple a toujours le droit de revoir, de réformer et de changer sa Constitution. Une génération n’a pas le droit d’assujettir à ses lois les générations futures.» (Traduzione: “Un popolo ha sempre il diritto di rivedere, riformare e cambiare la sua Costituzione. Una generazione non può assoggettare alle sue leggi le generazioni future.”)

Io guardo l’Italia di oggi e vedo questo paradosso: siamo un Paese giovane che vuole correre, ma che si trova ad operare con un motore progettato da persone che non ci sono più, per un mondo che non esiste più. Ripeto per essere ancora più chiaro; qua si parla di TIRANNIA GENERAZIONALE, di un GOVERNO DELL’OLTRETOMBA. Nessun uomo nel 2026 ha avuto la possibilità di influire sulle decisioni del 46-47. NESSUNO.

Il Gancio per il prossimo mese: Ci dicono che “le democrazie serie non toccano le carte fondamentali”. Ma è davvero così? Il mese prossimo faremo crollare questo mito con i dati alla mano. Viaggeremo tra Svizzera, Germania e… un insospettabile Stato teocratico che ha cambiato la sua Costituzione proprio di recente. Ci vediamo tra trenta giorni.

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