Ucciso in agguato: legale, ‘fatto grave che qui non fa più notizia’

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rmai l’esecuzione con il metodo mafioso e per futili motivi di un 23enne ormai non fa più notizia malgrado si tratti di un fatto di una gravità inaudita: era una promessa del calcio ma qui rischiamo di perdere tutti la partita più importante, quella per la tutela dei giovani di questa città”.

Lo ha detto l’avvocato Sergio Pisani, al termine dell’udienza preliminare, celebrata nell’aula aula 710 del tribunale di Napoli, del procedimento giudiziario relativo all’omicidio di Umberto Catanzaro, il ragazzo gravemente ferito il 15 settembre 2025 (e morto poi in ospedale due mesi dopo, il 17 novembre 2025) perché in compagnia di un giovane ritenuto il vero obiettivo dell’agguato.
    Il giudice Gabriella Logozzo si è riservato la decisione sulla data dell’inizio del processo, verosimilmente in Corte di Assise, dopo avere rigettato l’istanza con la quale è stata chiesta l’esclusione dell’aggravante della premeditazione.
    Gli imputati sono i due maggiorenni del gruppo, Salvatore Percich, 46 anni (difeso dagli avvocati Luigi Senese e Alfonso Porciello), e Anna Nesa, 21 anni: il primo è accusato di essere stato uno degli esecutori materiali dell’omicidio, la seconda di avere dato supporto logistico a due dei quattro minorenni che invece, per un errore di coordinazione temporale, giunsero sul luogo dell’agguato, nei Quartieri Spagnoli di Napoli, con alcuni secondi di ritardo, in sostanza a cose fatte.

Il movente dell’omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose e dai futili motivi sarebbe riconducibile a questioni d’onore: secondo la Procura di Napoli il commando entrò in azione per dirimere vicende sentimentali. Arresti e perquisizioni vennero eseguite dai carabinieri che trovarono droga di vario tipo e anche quasi 2,2 kg di materiale esplodente. A Salvatore Percich, ritenuto a capo di un gruppo malavitoso locale, viene contestata dalla Dda (pm Urbano Mozzillo) una lunga serie di reati tra cui l’usura, la ricettazione, la detenzione di armi rubate, l’evasione dagli arresti domiciliari e lo spaccio di stupefacenti in concorso.
    “Chiedo giustizia e pene severe”, ha detto la mamma di Umberto, presente in tribunale, la quale ha auspicato che fatti come quelli che hanno visto vittima il figlio “non accadano più”. Purtroppo, però, ha detto ancora la mamma del 23enne, “sono molti i giovani innocenti che hanno perso la vita in questa città per i cosiddetti futili motivi”.
    Anche il papà di Umberto ha chiesto giustizia per il figlio: “era un ragazzo innocente ed è morto senza un motivo a soli 23 anni, non accettiamo nessuno sconto di pena”.
    C’è ora attesa per la decisione del giudice riguarda la data dell’inizio del processo.

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