Francesca Marzia Esposito vive a Milano, dove insegna danza. Si è laureata al Dams di Bologna e ha conseguito un master in scrittura per il cinema presso la Cattolica di Milano. E’ un’ottima disegnatrice, una seguitissima book influencer, appassionata di cinema e serie Tv. Ha pubblicato i romanzi La forma minima della felicità per Baldini & Castoldi nel 2015 e Corpi di ballo per Mondadori nel 2019, in piena emergenza pandemica.
Chi la segue sui vari canali social ha avuto modo di notare la sua attenzione quasi maniacale verso la forma, il corpo declinato nelle infinite imperfezioni e possibilità. Nasce da questo interesse il saggio narrativo Ultracorpi. La ricerca utopica di una nuova perfezione per Minimum fax. Libro, questo, che è stato apprezzato e recensito dalle voci più risonanti in ambito culturale, da Concita De Gregorio a Walter Siti e Serena Dandini. In questi ultimi mesi, insomma, abbiamo assistito a una vera e propria invasione degli ultracorpi, citando il film capolavoro della fantascienza degli anni Cinquanta tratto dal romanzo di Jack Finney. Ma per la Esposito gli ultracorpi non sono repliche degli umani che si formano all’interno di baccelli vegetali, sono, invece, il risultato di un lungo lavoro di allenamento in palestra, in scuole di danza, in sale operatorie, palesando una delle più grandi ossessioni del nostro tempo: la perfezione fisica.
Il libro si prensenta in forma di saggio narrativo, così detto perché frutto di spunti autobiografici e documentazioni approfondite, un ibrido che ha consentito di trattare l’argomento attraverso più livelli d’analisi senza annoiare il lettore, seguendo tre direzioni: il bodybuilding, la danza e la realtà virtuale. Voce narrante lei, la Esposito, che racconta di due individui che in termini opposti e speculari hanno costruito, ricercato e cesellato la stessa ossessione per il corpo perfetto. Io la magrezza, mio fratello l’enormità. Io la danza, lui il bodybuilding. A un certo punto delle loro esistenze si verificherà il turning point, l’episodio spartiacque che farà sì che le loro vite si saldino in un cappio malefico e salvifico al tempo stesso. Sarà quello il momento cardine dopo il quale io mi sentirò per sempre abbandonata e lui si sentirà per sempre in fin di vita, scrive. Da qui in poi si svilupperanno due reazioni opposte ma simili nel meccanismo patogenetico: l’anoressia e la vigoressia. Lo racconta in maniera lucida, pulita, senza ombre e inutili virtuosismi stilistici e concettuali la Esposito, con la stessa brutale sbrigatività che si concede sui social.
Inevitabile che, parlando di perfezione dei corpi, si inciampi nella body positivity, più volte messa sotto accusa per le numerose derive pittoresche con questa idea che sia opportuno normalizzare, insegnare, esibire con fierezza le magagne fisiche, che siano un’eccessiva magrezza, un’eccessiva obesità, il fisiologico processo di invecchiamento. L’Autrice ridà il giusto senso al concetto: ogni corpo è perfettamente significante nella sua aura di compiuta imperfezione. Non siamo difettosi, siamo solo personali, scrive, allocando nell’atipicità dei corpi lo sguardo differente, l’originalità di pensiero e la creatività.
Il corpo appare, dunque, come un sistema aperto, una scelta in continuo divenire, in continua transizione, una conquista quotidiana. Viene decostruita la convinzione di un unico destino legato all’unica identità congenita, abbracciando la possibilità di identità multiple connesse a corpi mutabili e plasmabili. Lo insegnano anche le piattaforme social, dove ognuno fornisce un modello di sé stesso tra un ventaglio di possibilià, dal filtro glamour audace di Tiktok alla funzione snellisci corpo delle varie app come Youcam perfect. Il corpo, imsomma, diventa lo strumento con cui dominare lo spazio e il tempo, il luogo di contatto che ci separa e unisce al mondo circostante.
Francesca Marzia Esposito affronta con determinazione e competenza disciplinate dallo studio meticoloso della materia il più importante dei temi del nostro tempo, che non riguarda più solo l’adolescenza, ma l’intero arco della nostra esistenza e, indistintamente, uomini e donne, come ha sottolineato la Dandini nella sua recensione.
Dalla lettura emerge un evidente parallelismo tra la cura e l’interesse per il corpo e per la scrittura. Se nella prima fase c’è qualcosa che va tirato fuori (la storia, il tessuto muscolare), nella seconda diventa necessario ripulire tutto ciò che è in eccesso (le parole, il grasso).
E in effetti la scrittura della Esposito è esercizio duro e costante alla sbarra, è ricerca di pulizia ed equilibrio, è sublime tensione alla perfezione. Francesca Marzia allena la penna, fa stretching del pensiero, si dedica alla smerigliatura delle parole e al labor limae della sintassi così elegantemente contratta senza evidenti segni di sbavature. Una scrittura capace di agire come il fuso di un arcolaio che torce la mente del lettore così da trasformare un ammasso informe e caotico di pensieri in un filato ordinato.
