La Sharia va in contrapposizione al nostro ordinamento giuridico e alla nostra Costituzione

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“La Lega ha presentato un’interrogazione sulla assurda vicenda dell’istituzione del cosiddetto Tribunale islamico a Padova. Un organismo che si presenta come ‘la via della giustizia islamica in Italia’, inneggiando alla Sharia, non può essere infatti compatibile con le leggi, gli usi e i costumi del nostro Paese e costituisce un vero pericolo per la sicurezza.

Ecco perché, attraverso un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno, abbiamo ritenuto urgente segnalare la vicenda. La Lega non permetterà mai che la Sharia venga riconosciuta in Italia e bloccheremo in tutte le sedi competenti questa deriva fanatica”.

Così il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa.

La Shari?a (spesso scritta Sharia o Sciaria, letteralmente “strada battuta” o “cammino verso la fonte”) è il complesso di norme morali, religiose e giuridiche dettate da Allah per guidare la condotta e lo stile di vita dei fedeli musulmani.

 

Cosa Regola:

 

La Shari?a non riguarda solo la sfera spirituale o il culto (come la preghiera e il digiuno), ma abbraccia ogni aspetto della vita quotidiana e sociale:

Della persona: obblighi religiosi, igiene, morale e condotta etica.

 Della famiglia: matrimoni, divorzi, custodie dei figli e successioni.

 Della società e del diritto: nei Paesi in cui viene applicata ufficialmente, può influenzare il diritto commerciale, civile e persino il diritto penale (con pene previste per reati considerati trasgressioni contro la legge divina, come il furto o l’adulterio).

A Strasburgo, intanto, la Lega ha portato la questione dell’islam politico direttamente al Parlamento europeo. Susanna Ceccardi, vicepresidente del gruppo dei Patrioti e prima firmataria della risoluzione contro l’“entrismo islamista”, ha chiesto di fermare i finanziamenti alle realtà considerate vicine al fondamentalismo.

Anche Roberto Marcato, consigliere regionale Lega e possibile candidato alla corsa per le amministrative del 2027 a sindaco di Padova, ha preso posizione circa l’esposto dell’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint riguardo alla Camera Arbitrale Islamica Italiana, con sede in via Armistizio a Padova.

«Leggo per essere preciso – così Marcato prende parola in un video poi pubblicato sui suoi profili social – “Camera Arbitrale islamica italiana fornisce una piattaforma per risolvere controversie civili e commerciali, in conformità con i principi della Shari’a, ossia la legge sacra islamica”.» La Shari’a ha valori contrastanti con la nostra Costituzione, il nostro diritto, i nostri valori. Per cui, non può essere. Punto.» rimarca Marcato

 

Risoluzione contro la Sharia, le richieste di Mosco e Marcato

Il testo punta anche a sollecitare controlli e iniziative istituzionali affinché associazioni e centri culturali operino nel rispetto della normativa nazionale. Mosco e Marcato chiedono che l’integrazione sia fondata sull’accettazione delle regole comuni e che non vengano tollerate pratiche capaci di creare ordinamenti separati.

 

I due esponenti criticano inoltre la reazione dell’amministrazione comunale di Padova, ritenute insufficienti rispetto alla gravità del caso. Secondo i proponenti, la discussione non riguarda la libertà religiosa, che deve essere tutelata, ma il limite rappresentato dalle leggi dello Stato e dai diritti fondamentali.

 

La risoluzione dovrà ora essere esaminata dagli organi del Consiglio regionale. Il documento chiede un impegno politico della Regione e non produce direttamente provvedimenti giudiziari: eventuali verifiche sulla struttura padovana restano di competenza delle autorità preposte.

Quello che denunciamo da tempo non è più soltanto un rischio: oggi parliamo di fatti”.

Lo dichiara l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, annunciando di aver interessato la Procura di Padova sul caso della Camera arbitrale islamica. “Parliamo di una realtà che dichiara di voler affrontare questioni familiari e commerciali facendo riferimento ai principi della Sharia. È gravissimo. Ripudio, spose bambine, poligamia e discriminazione della donna sono incompatibili con il nostro ordinamento e con i principi fondamentali della nostra democrazia. In Italia esiste una legge e deve valere per tutti – spiega -. Ho fatto il sindaco di una città dove abbiamo visto nascere persino il primo partito islamico, con l’obiettivo di entrare nelle amministrazioni. Da anni denunciamo il tentativo dell’islam politico di utilizzare gli strumenti della nostra democrazia per affermare progressivamente un modello sociale e giuridico incompatibile con il nostro. Per questo serve una risposta immediata e responsabile da parte di tutte le istituzioni.

Le reazioni di Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia:

Minutillo, membro dell’Assemblea Nazionale di Futuro Nazionale Vannacci, nei giorni scorsi ha consegnato un esposto alla Procura della Repubblica di Padova relativo alla Camera Arbitrale Islamica Italiana. “Il loro Regolamento non dice semplicemente che l’arbitro può tenere conto di valori religiosi. Dice che applica i precetti della Shari’a e che il diritto italiano interviene per le questioni non regolate dalla Shari’a- spiega Minutillo in un post sui social- In altre parole, nella formulazione che essi stessi hanno scelto, la Shari’a viene collocata come fonte primaria della decisione e il diritto italiano viene espressamente chiamato a intervenire in via residuale.

Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama.

“Proporrò in Commissione Giustizia del Senato l’avvio di un’indagine conoscitiva per fare piena luce sull’organismo di Padova e valutare se sul territorio nazionale operino altre realtà analoghe. La libertà religiosa è garantita dalla nostra Costituzione, ma non autorizza nessuno a sottrarsi alle leggi dello Stato. Il ricorso all’arbitrato non può diventare uno strumento per aggirare tutele inderogabili o creare enclave giuridiche fondate su regole confessionali. La tutela dei diritti fondamentali e l’uguaglianza davanti alla legge devono essere assicurate a tutti. Serve un accertamento rigoroso, nessuna ambiguità può essere tollerata sul rispetto delle nostre leggi”, conclude Campione.

Antonio Speranza reporter 

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