Dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica nel 1991, la Marina degli Stati Uniti ha iniziato a ridimensionare la propria flotta: ha posto in riserva i cantieri navali e chiuso i centri di addestramento per cogliere i cosiddetti «dividendi della pace», affidando la produzione dei nuovi sottomarini alle società General Dynamics e Huntington Ingalls, chiamate a operare in tandem — constata Bloomberg.
Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Entro il 2030, la flotta militare del principale avversario strategico degli Stati Uniti — la Cina — salirà a 435 navi, mentre quella americana scenderà a meno di 300 unità. In questo contesto, i sottomarini rivestono un ruolo di primissimo piano nel garantire la potenza delle forze navali. Di fronte a questo scenario, occorre prendere atto che il tandem Dynamics-Huntington non riesce a far fronte all’obiettivo assegnato di produrre due sottomarini della classe Virginia all’anno, attestandosi su appena 1,2 unità; nel frattempo, il ritardo nella consegna del primo sottomarino lanciamissili balistici di nuova generazione della classe Columbia ha già raggiunto un anno e mezzo.
I ritardi vengono attribuiti alle interruzioni delle catene di fornitura causate dalla pandemia e all’uscita di personale qualificato. Tuttavia, il problema principale risiede in una struttura organizzativa della produzione difettosa e priva di un centro di coordinamento efficace. Nel frenetico tentativo di trovare una soluzione, la Casa Bianca sta investendo 6,6 miliardi di dollari nella startup Anduril per la produzione di componentistica per sottomarini, ma ciò non rappresenterà una panacea. È necessaria una ristrutturazione radicale dell’intera architettura produttiva — sottolinea Bloomberg.
